Recensione
Klamath Mark Eitzel
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elettro-folk Voti redazione e staff

Mark Eitzel

Klamath

Decor

Non si capisce per quale motivo un musicista dotato come Mark Eitzel continui a baloccarsi con dischi inconsistenti come Klamath. Per di più pubblicati a suo nome, il che certo non giova alla reputazione di songwriter di razza che lo accompagna fin dai tempi degli American Music Club. Insomma, cosa avrà di così fascinoso l'elettro-folk generalista e evanescente filtrato da una voce che è tutto un sussurro – o un mono tono, fate voi - di brani come Buried Treasure o I Know There's Someone Waiting? La risposta è “nulla”. Tanto che lo sbadiglio è dietro l'angolo e lì rimane per tutta la durata del programma.

Rispetto al precedente Candy Ass ci si sposta verso la parte acustica del binomio, tra gli arpeggi di Why I'm Bullshit e le eteree pianure di Remember, ma i risultati sono tutt'altro che convincenti: mestiere e nemmeno un oncia di personalità a cui aggrapparsi. In un'opera che confonde l'arte col lavoro impiegatizio, spingendo a tal punto sul pedale dei chiaroscuri da farci chiudere gli occhi sul serio.

(5.0/10)

Scheda: Mark Eitzel

Pubblicazione: 15 Novembre 2009

File under: elettro-folk

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