Metti una straordinaria vocalist italiana tanto apprezzata nel giro del jazz quanto misconosciuta al grande pubblico, un pianista di Manchester che se la gioca per il titolo dei più sensibili e arguti interpreti degli ottantotto tasti contemporanei, e un contrabbassista svedese dalla diteggiatura "senziente": ne viene fuori un triangolo meravigliosamente imperfetto, dai vertici smussati, aperti, generosamente disposti ad accogliere e dare.
Lei è Diana Torto, voce flautata e intensa come una cantante di fado con tentazioni liriche e blues, da oltre dieci anni sulle scene e già al lavoro con calibri quali Steve Coleman, Mike Stern, Enrico Rava e Kenny Wheeler, per citarne solo alcuni. Il pianista è quel John Taylor che da un quarantennio mette a segno lavori sempre più egregi e raffinati, prima nel trio Azimuth (con Kenny Wheeler e Norma Winstone) e poi con Jan Garbarek, Lee Konitz e Gil Evans tra gli altri. Infine c'è Anders Jormin, classe '57 da Göteborg e una marea di dischi sia come leader che a nome Don Cherry, Elvin Jones o Rita Marcotulli.
Al di là dei rispettivi pedigree, questo Triangoli è il frutto di un'intesa straordinaria che salda la combinazione di calligrafie così peculiari e così affini: languori latini, romanze pensose, trame distese e geometrie dinamiche, swing che covano e d'improvviso prendono la mano: nove originali più la rilettura di Summer Night e una Deseo scritta da Stefania Tallini (altro nome da tenere d'occhio) con liriche di Garcia Lorca.
(7.3/10)
Scheda: Diana Torto, John Taylor, Anders Jormin
Abbonati al feed di Stefano Solventi