Recensione
Paradise Hecuba
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electro rock pop Voti redazione e staff

Hecuba

Paradise

Manimal Vinyl Records

Un accenno vagamente radioheadiano con la voce di Jon Beasley che si stiracchia in lamenti (Paradise), mentre Isabelle Albuquerque richiama Madonna (Even So, Miles Away), l’elettronica che non disturba, la produzione raffinata che gioca sul dettaglio. In una parola Hecuba. L’esordio per il duo losangeliano riassume le esperienze dell’ultimo pop femminile che guarda agli 80 (Bat For Lashes) e le trasfigura in un mix arty à la Yacht (guardacaso anche qui si gioca in due).

Sembra di stare in un quadro di Andy Warhol, litografie che si ripetono identiche a se stesse, ma in questa ripetizione (di ritmi, di tecniche, di strumenti e di riff) sta il bello. Il minimalismo che inconsciamente (?) deriva dalla tradizione newyorchese di Philip Glass e soci gioca sullo scarto minimo, sull’insistenza ossessiva per il particolare e su atmosfere lievemente minori. Il tutto è amalgamato con le ultime cose che ha proposto quella potenza rediviva che è Yoko Ono: in La Musica e in Extra Connection rivive quel sentimento di sperimentazione calibrato Now, con l’introduzione a cappella, il crescendo un po’ acido un po’ acustico e lo spoken word sulla base visionaria. Se i riferimenti non bastavano, c’è pure il fantasma LCD Soundsystem.

Pronti insomma a sbancare il dancefloor con successivi e (speriamo) gordi remix, qui si prosegue e si costruisce un suono che eredita ma che non emula. Una buona prova di surfing degli ‘stili che fanno stile’. Poshy con l’anima.

(6.8/10)

Scheda: Hecuba

Pubblicazione: 06 Novembre 2009

File under: electro rock pop

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2009)

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