Il mio problema con questo About Anything, secondo lavoro per la catanese trapiantata a Berlino Marta Collica, è che non riesco ad ascoltarlo senza pormi domande. Ad esempio, mi chiedo se il ricorso ad un sound scarno, intimo, minimale anzi frugale - la maggior parte delle incisioni è avvenuta sul 4 piste casalingo della Collica - obbedisca ad un precisa scelta poetico/formale, affine alla sensibilità dell'autrice, o non si tratti piuttosto di una specie di fuga autarchica dalle iperproduzioni formattate, una dimostrazione di languida e fiera insofferenza. O ancora d'una sorta di sfida estetica a se stessa, un misurarsi con la capacità di creare incantesimi con poche cose, giusto quello che indossi vivendo.
Più probabilmente, è una mischia di tutto ciò, come mi sembra ribadire il contributo degli amici Hugo Race (chitarra in Number08925) e soprattutto John Parish (nella cui casa-studio di Bristol Marta si è recata per incidere alcuni brani), la cui presenza sembra quasi una certificazione d'appartenenza al versante schivo di certo rock d'autore, dove le meraviglie accadono senza clamore. Parish è oltretutto il trait d'union con quella Goldfrapp alle cui malie riconducono le mesmeriche suggestioni di Lessons And Games e della strumentale Where Was I, pervase d'un senso di frusta psichedelia che altrove s'accascia blasé (Just Water Just Air) e poi va a struggersi come una rumba ombrosa tra Howe Gelb e Francoise Hardy (Future #1). Rimandi fin troppo evidenti, al punto che sospetti facciano parte di una strategia di maschere, un enigmatico gioco di ruolo. Ancora domande, dunque.
Ma forse il problema vero è la scrittura, che mi sembra un passo indietro rispetto all'intuizione sonora, alla voglia di cucire loro addosso quell'aria da interno berlinese. Non starei a pormi tutte queste domande se Marta azzeccasse sempre gioielli come Never Look Back, una roba tipo dei Portishead lo-fi conditi di fragranza obliqua Lisa Germano. Inoltre, a forza di pedinare l'aura Velvet Underground & Nico, finisce che in Giulia l'imitatio Femme Fatale si fa quasi imbarazzante. E' un disco insomma che ribadisce il peso specifico di Marta Collica, ma non le fa compiere il balzo che mi attendevo. Ci sono fantasmi di cui si deve liberare, ammesso che lo desideri.
(6.4/10)
Scheda: Marta Collica
Pubblicazione: 09 Novembre 2009
File under: folk rock psych
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