Recensione
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Genere

hiphop-grime based dance

Data di uscita

Settembre 2009

Pubblicazione

29 Ottobre 2009

Dizzee Rascal

Tongue N' Cheek

Dirtee Stank

Premesso che, se c'è un genere che il sottoscritto proprio non riesce a digerire (capire, sopportare, sentire filtrare lontano dal walkman di qualcuno, fate voi), questo genere è il grime (persino nella sua declinazione "intellighenzia" a firma di gente come Kevin Martin aka The Bug), Dizzee Rascal resta un tipo con cui è obbligatorio confrontarsi. Per il primato nel campo, le capacità tecniche come singer rap e (soprattutto?) i numeri che riesce a smuovere.

Un primo album, Boy in da Corner (2003), definito da molti come un "punto di svolta nell'HH europeo", acclamato da gente come Mos Def ed Eminem (si spiegano così molte cose), bagnato - come i successivi - da un incredibile successo di critica e di pubblico (si spiegano così molte cose). Rascal ha dato fama mondiale al grime (rap-ragga+elettronica technoindustrial+step & dance in varie salse), traghettandone il passaggio da musica underground a genere sdoganato sulle piste da ballo. E questo quarto disco pare confermare una definitiva svolta in senso pop-commerciale, con una forte riduzione dei passaggi di grime duro e puro.

Tolta l'antipatia per il cantato (un rappato-raggato velocissimo, gommoso e viscido), per i testi (che a riassumerli viene fuori qualcosa tipo ribellismo street-discotecaro tra consciousness e rigurgiti papponi & gansta-style), gli effettacci elettronici a profusione, e due-tre pezzi sul ciglio del cassonetto, tolto tutto questo, abbiamo canzoni costruite in maniera scientifica per essere perversamente ficcanti. Come poteva esserlo, per dire, Believe di Cher: a metà cioè tra coltivazione in vitro dell'orrido, motivetto supercatchy ed innegabile bravura di chi siede dietro al mixer (qui Armand Van Helden, Tiesto, Calvin Harris, Cage). Per gli scopi che probabilmente si prefigge, e cioè alto intrattenimento tamarro per una notte tra casse a palla e piste (...) a base di hip-hop commerciale, dance primi Novanta ed elettro Duemila, si metiterebbe un sette. Però non scherziamo con le cose serie. Voto ideologico? E' ottima brutta musica. Solite lodi sperticate sui vari Times, Pitchfork e NME.

(6.4/10)

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2009)