Beach, credeteci, è il singolo perfetto in un mondo migliore. Tre-minuti-tre di passione. Non un secondo fuori posto. Nessun calo di tensione. E l'album incredibilmente raddoppia in un campo quale il neoprogressive declinato europop.
Debuttanti sul mercato con sotto il culo una major e uno dei titoli più lunghi della storia, i danesi stanno sulla scia dei Menomena e paiono dei Phoenix cresciuti a pane e Yes. Un ballad come Silas The Magic Car traccia sentieri post emo, laddove potevano gli smarriti Sunny Day Real Eatate di The Rising Tide se solo avessero voluto. Cartoons And Macrame Wounds, ancora prossima ai SDRE, concede una coda degna dei Supertramp: falsetti e striduli per un finale che sa di eroico e kitsch insieme. Hawaii poi, esagerato pop esotico dal refrain infallibile, è il vertice più alto: umori epici in fattezze Yeasayer ai massimi livelli.
Di prog sovvengono certe dinamiche sbieche (la ritmica di Introducing Palace Players) o la struttura di talune sortite (vedi New Terrain), ma la vera sorpresa è prendere atto che l’idilliaca Reprise (come i migliori Sigur-Rós, solo meno pachidermici) e Tricks (synth pop sulla scia degli ultimi Radio Dept.) siano farina della stessa banda. Si chiama estro.
E loro si chiamano Mew. E sono una stella.
(7.5/10)
Scheda: Mew
Pubblicazione: 29 Ottobre 2009
File under: art rock
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