Recensione
Megafauna Yoga
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elettronica Voti redazione e staff

Yoga

Megafauna

Holy Mountain

A scrutare un po' nell'universo Yoga ci si trova subito come sprofondati nella testa di Aleister Crowley. Nella band di Los Angeles convivono tutti i temi chiave del maestro dell'occulto: magia nera, stregonerie, filosofie orientali. Riportati in blocco all'epoca delle macchine, precisamente quando la tecnologia era ancora acerba e gruppi come Throbbing Gristle ed Einsturzende Neubauten iniziavano a comunicare sotto forma di sgorbi elettronici le loro pulsioni intestinali.

Megafauna puzza di circuiti bruciati in chiese sconsacrate, frequenze urticanti dai sentori d'oriente risuonano come prodotte da radioline “d'antan” in debito d'ossigeno, mentre scorrono lenti, scheletrici riff in scale minori. Un'atmosfera da musiche oscure, sicuramente, ma che non si concede mai ai toni epici di Burzum, nè all'oppressività malefica di Xasthur. Il nero di Yoga è qualcosa di diverso. Sotto ai reverberi gracchianti di samples in bassa qualità non c'è la solita dannazione e disperazione, ma una dimensione "altra" del male, straniante, che non trova facili riferimenti nelle musiche di genere. Con l'utilizzo di nenie orientali, in particolare, gli Yoga svolgono una funzione di disorientamento, riuscendo nel non facile compito di integrare linguaggi diversi nella loro scrittura, ma sempre mantenendo un risultato organico, senza che passi per un forzato eclettismo intellettualoide.

A parte qualche episodio in cui si limitano a macinare sporchi drones che non aggiungono niente a quello che Blue Sabbath Black Cheer riesce a fare molto meglio, gli Yoga forniscono un modo per approcciare l'oscurità da nuove direzioni. E gli riesce bene, sin dal primo disco.

(6.7/10)

Scheda: Yoga

Pubblicazione: 04 Novembre 2009

File under: elettronica

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