Inna De Yard. A beneficio di smemorati e distratti, ricordiamo che si tratta di una sorta di “unplugged” in rilassato stile giamaicano, il cui intento è ricondurre questa musica alle proprie antiche origini, spogliandola non solo dell’elettricità ma soprattutto dell’elettronica che ha impazzato nell’ultimo decennio e più. Dopo anni di “dancehall”, sessismo e glorificazione della malavita pare ci sia voglia, sull’isola, di un ritorno alle radici e ai valori che unificarono. Non possiamo che gioirne e applaudire. Significativo dunque che, dopo aver chiamato in causa Junior Marvin, Earl Chinna Smith eLinval Thompson, nel giardino dietro casa siano ora protagonisti i Mighty Diamonds, trio vocale come tanti si ispirò a fine anni Sessanta ai gruppi soul americani - Country Living, successone delle classifiche locali, apparteneva agli Stylistics - per adattarne tecnica e stile alla battuta in levare, a brani robustamente melodici che mettevano sul piatto argomentazioni sociali e politiche senza scadere nello sloganismo. “Siamo tutti cresciuti a Trenchtown. Eravamo lì la notte, suonando chitarre e cantando. Così ci siamo resi conto di portare la nostra musica verso un pubblico.” dichiara Lloyd Ferguson, che si dichiara coi compagni Fitzroy Simpson e Donald Shaw ancora in possesso di buona forma nonostante i decenni. Le rispettive ugole si incrociano e rincorrono su un fitto tappeto percussivo in perfetto stile “nyabinghi”, ipnotiche in Bodyguard, tribali nella schierata Poor Marcus Garvey, vibranti e innodiche nell'intimo di 4.000 Years, suadenti per la dondolante I Need A Roof, adeguatamente elegiache con Have Mercy. Questo il perimetro entro cui si muove l’universo sonoro qui compendiato, dunque il neofita vi si accosti sereno, giacché il desiderio di approfondire sarà consequenziale: L’esperto, al contrario, si rallegrerà nel riscoprire i Diamanti affatto coperti di polvere.
(6.8/10)
Scheda: Mighty Diamonds
Pubblicazione: 01 Settembre 2008
File under: roots-reggae
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