Recensione
Anche i cinghiali hanno la testa Spread
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grunge-stoner Voti redazione e staff

Spread

Anche i cinghiali hanno la testa

Il verso del cinghiale

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Vogliamo dare fiducia agli Spread. Nonostante un grunge à la Soundgarden narcotico, d'effetto ma piuttosto scontato; nonostante un approccio lo-fi quasi da demotape; nonostante la palese volontà di rimanere un passo indietro nel percorso evolutivo dell'essere (umano) musicista (ma non è detto che sia un difetto). Vogliamo dar loro fiducia perché nel cut-up drogato, surreale, terreno e volgarissimo di brani come Tum l'aspirapolvere, Spremuta di cazzo, Cova l'arabia, riusciamo a cogliere una cifra creativa che non è di quest'epoca mediocre. Risale invece ai Novanta, quando a scandalizzare sul serio pensavano formazioni come i Wolfango.

Ciò che accomuna le due formazione non è il genere di riferimento, quanto la stessa disperazione suburbana, la stessa bassezza visionaria da agglomerato popolare, la stessa naturalezza borderline, lo stesso odio per una forma mentis convenzionale e precostituita. Oltre alla malcelata superbia tipica di chi è convinto di essere dalla parte del giusto. Nel decennio della New Economy la riflessione estetica dei Wolfango non la prese in considerazione quasi nessuno. Nel mercato discografico attuale i confini si sono allargati e potrebbe esserci spazio anche per produzioni come quella degli Spread. A patto che il gruppo decida di spingersi oltre, pagando il prezzo di un evoluzione (involuzione?) verso una specificità (estremizzazione?) fuori dai cliché di rito.

Del resto, come si fa a non voler bene a una band che registra un disco da criminali e nei crediti ringrazia Mara Maionchi per averci regalato Mango?

(6.9/10)

Scheda: Spread

Pubblicazione: 01 Novembre 2009

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2009)

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