Lo aspettavamo al varco il “calorifero”. Lui, rielaboratore di linguaggi, drogato di cut up, elettronico solo per rimorchiare, ma capace di buttarti tra capo e collo un pop centrifugato e irresistibile. Con un Marzipan In Zurich che un anno fa scricchiolava lo-fi e inanellava sussulti di un'orecchiabilità sopraffina. Con un nuovo Evolution On Stand-by persino superiore all'esordio, consapevole com'è di ciò che serve a una formula musicale come quella di Nicola Donà, Nazareno Realdini e Samuele Palazzi per non cadere nel tranello del “doppione”. Nello specifico, un'insana follia, figlia di una mancata evoluzione. In altre parole, allargare ancora di più gli orizzonti fino a toccare l'Hank Williams ritardato di Lester, il Jonathan Richman in chiave Libertines di Me, You And Hugh o magari i Kinks abbozzati di Get Up Mr. Peace.
Tanto che verrebbe da chiedersi quale sia il segreto di quel suono così schizofrenico e al tempo stesso credibile nascosto sotto gli Strokes da Commodore 64 di My Dressing Room, nella musica da camera e le chitarre acustiche scassate di Dying Bursting Out o in quel sommare incasinato di note e coretti della title-track. Probabilmente la coscienziosa certezza di essere si intagliatori di synth-beat-folk-pop polverizzato, ma anche gente che ha bisogno di realizzare: significati, parabole, sotto forma di canzoni. Della serie si gioca, ci si diverte, ma alla fine i conti devono tornare.
C'è un fascino outroad ma al tempo stesso razionale nei brani, ci sono incursioni stilistiche azzardate, c'è l'estrema mutevolezza delle geometrie filtrata da una creatività riconoscibile: e se Evolution On Stand-by fosse il White Album del gruppo?
(7.5/10)
Scheda: The calorifer is very hot!
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