Due anni dopo il buon Cloud Cuckoo Land riecco tra noi gli Annie Hall. Fa piacere che siano cresciuti come e quanto potevamo augurarci. Ascoltando le undici tracce di questo Carousel ti viene infatti da pensare che abbiano riflettuto bene sugli argomenti giusti, concentrandosi sui punti di forza, sulle inclinazioni, sulle declinazioni possibili. Auspicabili. Hanno tirato le fila delle esperienze con risoluta tenerezza, così da far quadrare le coordinate espressive e sentimentali.
Scrittura e interpretazione si sono fatte un bel giro fuori dalla cameretta guadagnandone in credibilità. Quel che gli senti tremare dentro è un adulto stare tra le cose, ciò che vale tanto per l'ebbrezza beat da cuginetti scabri degli Oasis di Paralyzed che per la preziosa trepidazione Magnetic Fields via Mojave 3 di Lips. Quella brama pop che tremolava tra brit e psych, con esiti invero già abbastanza intensi, s'ispessisce oggi di accorto malanimo Wilco e delicati indolenzimenti Eels (vedi Jelly's Dream), caracolla tra tepori Elliott Smith (Here Is Love) concedendosi d'amblé un impeto accorato Lou Barlow (Letters).
Archi, steel guitars, pianoforte, wurlitzer, glockenspiel, fisarmoniche, contrabbasso, hammond, farfisa, mandolini, coretti kinksiani: sono i molti ingredienti di un linguaggio che riesce comunque a suonare essenziale. Ne hanno fatta di strada, gli Annie Hall.
(7.2/10)
Scheda: Annie Hall
Pubblicazione: 29 Ottobre 2009
File under: folk pop
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