Una foto promozionale li ritrae in un negozio di dischi tra gli scaffali del settore metal estremo, ma non fanno metal. I loro concerti sono tesi - da vene sul collo ingrossate e magliette zuppe di sudore - ma compostissimi. Il sito della Tzadik li etichetta come hardcore improvisers. Loro si definiscono avant-technical, post-Beefheart, improv-core, math-metal, art-damage, punk-rock power trio from Asheville, North Carolina.
Ci siamo capiti: una sfibratura rock come la intedeva il Capitano (e quindi come la intende certo post) applicata ad un hardcore cerebralizzato secondo i dettami avant/impro dei Massacre di Fred Frith (ma senza richiami prog). Una demuscolarizzazione delle intuizioni dei Don Caballero, una demat(h)ematizzazione di quelle degli Hella (i cuginetti chitarristici dei Lightning Bolt).
Il difetto di questo quinto album del gruppo è lo stesso che affligge i dischi precedenti (come pure gran parte delle produzioni del genere), ed è un piccolo paradosso: ripetitività e dispersività. L'effetto fuffa (soprattutto nei momenti di loungerumorismo aleatorio) di molta radicalshitness. Tre-quattro pezzi comunque si impongono sugli altri.
(5.7/10)
Scheda: Ahleuchatistas
Pubblicazione: 24 Ottobre 2009
File under: hardcore beefheartiano
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