Storia travagliata, quella dei The Mary Onettes, svedesi di Jönköping in circolazione dagli albori del decennio. Formatisi sul comune interesse per il suono britannico degli Ottanta e Novanta, hanno visto alternarsi numerosi membri attorno al leader - e produttore, e responsabile della scrittura - Philip Ekström. Servivano però ben quattro anni per ottenere un contratto discografico, stracciato dopo sei mesi senza pubblicare alcunché.
Interveniva poi addirittura la Sony/BMG, dando alle stampe un e.p. che non andava da nessuna parte, cosicché i ragazzi restavano nuovamente a piedi, salvo decidere infine di autoprodursi. Un demo planava negli uffici della connazionale Labrador e nell’aprile 2006 il debutto era cosa fatta. Questo per la gioia di Pitchfork e degli sceneggiatori di Grey's Anatomy che ne prelevavano la bellezza di due brani.
Che dite? Che non sono attestati di stima bastanti? Che nemmeno in Svezia tutte le ciambelle escono col buco? Esatto: non ce ne vogliano i Mary Onettes, ma dell’anello mancante tra A-Ha e ultimi Killers non sentivamo il bisogno. Quando va di lusso, si ha di fronte la versione ipoglicemica - un pop epico strangolato da arrangiamenti elettronici d’impatto orchestrale - dei Railway Children. Chi? Ecco, appunto. Una volta tanto, le case discografiche avevano visto giusto.
(3.0/10)
Scheda: Mary Onettes (The)
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