Pur essendo una formazione di recente nascita, i dublinesi Brothers Movement hanno fatto in fretta a mettersi in mostra e aprire i concerti dei pezzi da novanta Chemical Brothers e Sonic Youth. Curioso assai, specialmente in ragione del fatto che con entrambi c’azzeccano nulla e preferiscono battere i territori del classico pop britannico. Nulla di male, non fosse che - come in qualsiasi altro ambito - bisogna sapersi scegliere i numi tutelari con accortezza. Se l’immagine di copertina e il libretto possono richiamare l’approccio smaliziato verso gli anni ’60 dei Coral, l’ascolto consegna viceversa un incrocio enfatico e pompato (quella produzione meticolosa che cerca di ingraziarsi il pubblico major con l’approccio “indie”) tra Oasis e Verve.
Meglio se punteggiato da sbiadite contraffazioni Spiritualized, camuffato prelevando dai primi Settanta organo e pianoforte imponenti e un pizzico di baldanza Faces; oppure tirato per i capelli, con un salto nel decennio successivo, a inseguire l’epica dei James e lo scintillio degli Stone Roses. Senza, alla fin fine, cogliere un bersaglio che sia uno e nemmeno segnalandosi come comunicatore sociale e/o di costume. Roba da incasellare nella categoria “dimenticati presto e bene” per far sentire meno soli i Kasabian. La stessa casella in cui, anni fa, infilavamo analoga e scarsamente qualificata manovalanza come Cast, Bluetones, Hurricane #1.
(5.0/10)
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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