Recensione
Seconds Gary Higgins
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folk rock Voti redazione e staff

Gary Higgins

Seconds

Drag City

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Un altro della schiera degli scomparsi eccellenti e poi riscoperti di recente, come Vashti Bunyan e Linda Perhacs, Gary Higgins aveva beneficiato nel 2005, sotto il patrocinio di Ben Chasny (Six Organs Of Admittance) dei riflettori ancora puntati sulla sua musica con la ristampa - a cura di Drag City - dell’unico disco, il gioiellino folk Red Hash (1973), finalmente disponibile con un paio di bonus.

Il Nostro quindi si rimette on the road ed ecco questo Seconds, dal titolo che più anodino non si potrebbe. Con il ritorno di alcuni vecchi sodali (Dave Beaujon e Jerry Fenton) ma anche dal figlio alla chitarra, Higgins sorprende ancora per intenti e attitudine; con un folk rock diretto e senza fronzoli, accompagnato dalla voce avvolgente che ben gli si conosce, fa il suo ingresso tra ballad, numeri psych, talking blues e la sublime ed articolata 5 A. M Trilogy, un gioiellino tra sussurri e malinconie, qualcosa a metà strada tra il suo passato e un presente recente che potrebbe richiamare il Will Oldham classico.

Non tutto è però all’altezza, ma un paio di numeri oltre al già citato fanno la differenza (Demons, Ten-Speed quest’ultima un vecchio pezzo rimesso a nuovo), in un album che non compete certamente con Red Hash ma ha la sua ragione d’essere nella continuazione di un percorso artistico di tutto rispetto.

(7.1/10)

Scheda: Gary Higgins

Pubblicazione: 20 Ottobre 2009

File under: folk rock

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