C’è un produttore d’esperienza dietro al debutto del Clap Your Hands Say Yeah, Alec Ounswrth. Steve Berlin ha lavorato con un sacco di gente disparata dai Los Lobos ai mitologici Replacements e il leggendario John Lee Hooker. Poi ci sono dei bravi musicisti: George Porter, Jr. al basso, Stanton Moore alla batteria, Robert Walter (tastiere), e Matt Sutton (pedal-steel) più i sessionmen del luogo, Mark Mullins, Craig Klein, Greg Hicks, Washboard Chaz, Shannon Powell, John Boute, Al "Carnival Time" Johnson e Meschiya Lake; e uno studio, il Piety St. tra i più famosi di New Orleans consigliato dallo stesso Berlin e il solo luogo in cui certe magie possono accadere.
Il ragazzo di Philadelphia di suo per quest’esordio, Mo Beauty, c’ha messo il sale. Ce n’ha messo tanto e, per cominciare, una penna inclinata al solito tra folk e wave, ma ben d’altro passo rispetto al gruppo. David Byrne, Bob Dylan, Tom Verlaine, Tom Waits e uno più vicino a noi, Darren Hayman (ovvero Hefner e già mito per il sottoscritto) li troviamo già perfettamente incamerati e assimilati. E le ambientazioni sono incantevoli: dissonanze appena accarezzate nell’operner, country elettrico a passo di marcia per Me And You Watson, bandismi neworleansiani dai sapori stax in una funambolica Idiots in the Rain, latitudini esotiche nell’honky tonk darreniano South Philadelphia (Drug Days) e di più, verso metà scaletta strutture che si fanno più asciutte per una scrittura che ha fame di dire e raccontare e scopriamo una noir Modern Girl (...with scissors), la romantica Obscene Queen Bee #2 (chitarra e tastiere quasi Dire Straits) per poi venire di nuovo travolti dallo studio e dai guest. Soundtrack quasi da piccola opera condensata per That is not my Home (after Bruegel) dove a suonare con Alec pare ci sia un’orchestra intera.
Così, arrivati a What Fun e When You've No Eyes, quest’album non può che strapparti il proverbiale “fatto bene come i classici di un tempo” e non è uno scherzo. Produzioni, scrittura e artigianato di questo tipo sono difficili da trovare sotto lo stesso tetto, soprattutto nei Duemila. E del resto Mo Beauty non ha bisogno di paragoni, il sapore di un classico ce l’avrebbe comunque.
(7.2/10)
Scheda: Alec Ounsworth
Pubblicazione: 20 Ottobre 2009
File under: Songwriter
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