Recensione
My Way Ian Brown
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pop Voti redazione e staff

Ian Brown

My Way

Polydor

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Il sottoscritto non ha sottomano i dati di vendita, ma sospetta che The World Is Yours di due anni fa non sia stato per Ian Brown quel che si dice un trionfo di vendite. Disco convincente il quinto dell'ex Stone Roses, pieno di belle canzoni tra modern soul, r'n'b e hip hop con qualche sbirciatina al (glorioso) passato, ma non abbastanza probabilmente da pagare al botteghino. Non si spiegherebbe altrimenti l'esegesi di questo My way (titolo in omaggio dichiarato a Sid Vicious) che a dispetto del predecessore calca la mano su archetipi quasi sempre poppeggianti, per dodici canzoni che scalano definitivamente il decennio – dai settanta agli ottanta – e si assestano su coordinate tanto derivative (vedi in primis alla voce Michael Jackson) quanto succulente, visto il talento da “fine melodista” del nostro.

Peccato però che il risultato sia ben diverso da quanto lasciato intendere dalle premesse: si arriva in fondo facilmente alla track-list, ma che noia. Dave McCraken, vent'anni dopo l'esordio Stone Roses, mette tutto a posto a livello di produzione; Brown di suo canta come sa fare, crooner moderno qui spesso al servizio di impasti vocali passati a macchina. Sono gli spunti decisivi invece a mancare. 
In sintesi, ma neanche poi tanto, il canovaccio è quello di un pop fortemente cadenzato nelle ritmiche, che di volta in volta sceglie di affidarsi alle didascalie più ruffiane (un bozzetto da Moby elegante in Marathon man, un synth-pop tipo Depeche Mode illuminati in Own brain, dei Coldplay danzerecci per By all means necessary e via dicendo) senza neanche sforzarsi troppo per trovarne di troppo inaspettate, e anzi scovandone alcune da brividi alla schiena (la grana hip hop di Crowning of the poor, per intenderci, ricorda i Bomfunk MC's).

Altrove il risultato è un po' più confortante, come nel ben singolo Stellify in cui Brown gioca a fare il Robbie Williams della situazione innestando fiati Motown su una pop-song piuttosto appiccicosa o nella ballad strappacuore Always remember me, immersa in una profondità di tastiere ed elettriche assai composte. Però l'impressione generale è di un deficit di idee proprio quando c'era anche il bisogno di fare cassa. Il re scimmia per questa volta è nudo, speriamo si (ris)copra.

(5.2/10)

Scheda: Ian Brown

Pubblicazione: 30 Ottobre 2009

File under: pop

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