Line up rinnovata, idee riassestate, i Margaret concedono un seguito al buon esordio Tra una pallida calma del 2005. Se quello era prodotto da Amaury Cambuzat, che mise lo zampino nella dominante scura del sound, qui i ragazzi si autoproducono perseguendo un impeto più energico, vitale, liberatorio se vogliamo, anche se non propriamente "positivo". In un certo senso sembrano rappresentare l'anello di congiunzione tra il "marlenekunzismo" che ha segnato un'intera generazione di indie band e l'attuale fregola emo che ribolle dai margini al centro. Il loro merito principale sta nel curare arrangiamenti anche preziosi (agli incroci delle chitarre si aggiungono all'occorrenza piano, Rhodes e archi) ma sempre al limite dell'incandescenza, resi febbrili dalla spinta agile della sezione ritmica e tenuti sulla corda dalla carica introspettiva dei testi.
Cavalcate soniche quindi (Frammenti di vetro, Nuova abitudine), alternate a ballads nel cui caracollare inquieto affiora quanto mai palpabile l'influenza Godano (Alba, Commuove gli angeli, Finale). Capita anche una Complice la notte benedetta dal tocco liquido del chitarrista Giuseppe Scarpato che sposta il baricentro su una ruspante ancorché godibile china hard-psych, ed è forse il momento più interessante di un disco che si difende bene pur sfidando costantemente l'assedio del già udito.
(6.7/10)
Pubblicazione: 13 Ottobre 2009
File under: rock
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