Non saranno dei mostri, non avranno il sacro fuoco, la radice black ereditata nella culla, però spesso i jazzisti italiani possiedono quella certa irriverenza scentrata, entusiasta e avventata che rende effervescente la loro proposta, qualità che spesso fa difetto a molti "mostri" nonché "sacri" d'oltreoceano. Fabio Morgera, Giovanni Falzone e Luca Aquino, ad esempio, fanno della tromba uno speculum per sbirciare negli anfratti, per risalire all'origine senza mai staccare il jack dal juke box della contemporaneità. Sul versante così lontano così vicino del trombone, Gianluca Petrella fa lo stesso. Anzi, di più.
Classe '75 da Bari, già pupillo di Enrico Rava e Franco D'Andrea, ha lavorato praticamente con tutta la scena jazzistica nazionale e con una fetta considerevole di quella internazionale (solo per fare qualche nome: Lester Bowie, Pat Metheny, Hamid Drake, Carla Bley, Greg Osby...). Tra i suoi vari progetti, quello con gli Indigo ha sbrigliato in due fortunati album (Indigo 4 e Kaleido) tutta l'impudenza progressiva del Nostro, quel suo incontenibile e febbrile istinto, come dire?, crossover. Nel caso del qui presente Coming Tomorrow - Part One, Petrella si fa accompagnare dalla Cosmic Band, un nonetto esuberante e versatile che dirige sulle tracce dell'immaginifico vate Sun Ra.
Quel che ne esce è una traiettoria onirica e ruspante, visionaria e turgida, sincopata e distesa. Il Sun Ra di Petrella e compagni carbura sulle vampe di Ellington e col mantice Mingus, strappa squarci di tradizione e le incastona tra ibridi afrofuturisti, accelera in punta di frenesia e rallenta il battito fino a livelli di melmoso languore, ruggisce e squilla e spaccia cortine fumogene per proiezioni folli in cui c'è sempre parecchia ragione (e viceversa). Sono quattro le tracce estratte dal repertorio dell'uomo che venne da Saturno: il funk aereo e mercuriale di Space Is The Place trova contraltare nella suadente circospezione di Saturn, mentre alla grazia arguta di Bassism fa eco la tarantella gospel-psych di We Travel The Spaceways, dove impazza la chitarra invereconda di Gabrio Baldacci.
I titoli appena citati coinciderebbero coi momenti migliori della scaletta, non fosse per quella Three Undisciplined Satellites capace d'incendiare hard-bop di frenesia drum'n'bass che è una scossa e un piacere. In attesa della Part Two, godiamo di questa clamorosa dichiarazione di maturità anzi di pienezza creativa di Petrella, il cui linguaggio jazz non conosce banalità né pigrizia.
(7.8/10)
Scheda: Gianluca Petrella, Cosmic Band
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