Recensione
Dusk Till Dawn Breakestra
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sunny funk Voti redazione e staff

Breakestra

Dusk Till Dawn

Strut Records

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"Questo disco suona come se venisse fuori direttamente dal 1972" - Ahmir "Questlove" Thompson. Così lo sticker sulla copertina di Hit The Floor (Ubiquity, 2005), primo vero album della Breakestra. Ma l'ad firmato dal cuore pulsante dei Roots era solo parzialmente vero.

Se la devozione per il funk e la passione per la musica suonata sono infatti innegabili, il collettivo guidato da Miles Tackett sembra invece peccare, ieri come oggi, di eccessiva pulizia ed eccessiva compostezza per sembrare davvero figlio degli "anni marroni". La Break non si decide a fare quel jump in the mud cui pure allude in una canzone di questa seconda prova, e che in un certo senso le gioverebbe: niente grassume funk insomma, ma un funk asciutto, placido, solare.

Registriamo le novità  di alcuni interventi di una voce femminile e di un violino. Per il resto si tratta della solita (piacevolissima, sia chiaro) festa funk, guidata dall'alternanza di una voce bianca (lo stesso Tackett) e di una nera (Mixmaster Wolf; che mima spesso esplicitamente James Brown). Ieri come oggi, preferiamo gli strumentali alle song, perché più cesellati, più ricchi, più avvincenti. Rispetto all'esordio, che poteva contare oltre che sul famoso effetto sorpresa anche su una manciata di pezzi indovinatissimi come la lunga psichedelica How Do You Really Feel? (esordio quindi una spanna sopra questo Dusk, ci teniamo a esplicitare), prevale qui lo stiracchiamento della formula. Simile in questo ai Fat Freddy's Drop, la Break può dare molto ma molto di più.

(6.3/10)

Scheda: Breakestra

Pubblicazione: 01 Ottobre 2009

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2009)

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