Recensione
Threadbare Port O’Brien
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Indie Rock-Folk Voti redazione e staff

Port O’Brien

Threadbare

ATO

Le vicende di Port O'Brien partono da Cambria Goodwin, residente in una piccola località turistica sulla costa Pacifica che porta il suo stesso nome; e da Oakland, sede dell'altro membro del gruppo Van Pierszalowski. I due però hanno il cuore in Alaska, dove Van lavora come pescatore sulla costa dell'isola di Kodiak. Il gruppo si è mosso spesso in questi anni. Modest Mouse, Bright Eyes, Herman Dune sono stati i compagni di viaggio e M Ward un loro grande estimatore.

Dopo un primo disco per la misconosciuta American Dust nel 2007, e uno su City Slang, Threadbare dovrebbe essere il terreno ideale per definire l'evoluzione del gruppo e saggiarne la sua importanza. Il lavoro, segnato dalla morte del fratello della cantante, è il più cupo dei tre ma non scioglie le incertezze di All we could do was sing, semmai ne dipana il disordine.

Manca la sottile inquietudine di Fionn Regan, così come la complessa regia degli Acorn. Si respira invece la stessa patina eighties dei Crooked Fingers così come la scrittura tersa e ruvida dei Two Gallants. I registri sono variegati: si passa dal Neil Young nostalgico (Calm me down), al revival stile Pedro The Lion (Leap Year), all'occhieggiante Beatles (Love me through), fino a veri e propri plagi da Echo & the Bunnymen (My will is good). Il tutto  è penalizzato da arrangiamenti piatti e scontati e dell'Alaska non si vede nemmeno l'ombra.

(5.0/10)

Scheda: Port O’Brien

Pubblicazione: 20 Ottobre 2009

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Salvatore Borrelli
Salvatore Borrelli (Album 2009)

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