Dietro gli Antlers e Hospice c'è una storia sofferta e strappalacrime, c'è il passaparola e soprattutto c'è l'eco di Pitchfork. La cronaca è simile a quella di Bon Iver: il giovane newyorkese Peter Silberman entra in crisi isolandosi dal mondo per poi riemergere dalle tenebre con una manciata di canzoni catartiche. E con l'aiuto in fase di registrazione di due fidi musicisti, prende così vita il debutto discografico degli Antlers.
Un concept album sui "dolori del giovane Silberman", che va a toccare temi difficili come la fragilità della vita e la malattia terminale. Il paragone più vicino è quello con Funeral degli Arcade Fire, e quando i volumi si alzano è ancora la band canadese ad essere evocata anche musicalmente. Perché la maggior parte di queste dieci tracce si muove invece sommessa e dilatata su riverberi shoegaze e ambient, in cui la voce plana eterea alla stregua di un Antony spettrale e nervoso. Dietro ogni singolo episodio c'è sempre una tensione rumorosamente trattenuta a far da filigrana, che viene però fatta rilucere dalle immancabili aperture pop vocali, messe qua e là.
Questo è proprio il merito di Hospice: risultare simultaneamente ostico e accessibile, sofferto e conciliante. Non un disco perfetto, ma estremamente coraggioso che, a parte gli incensamenti eccessivi, non si dimenticherà facilmente.
(7.2/10)
Scheda: The Antlers
Pubblicazione: 06 Ottobre 2009
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