Recensione
Inspiration/Information Tony Allen, Jimi Tenor
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futuristic afro-funk Voti redazione e staff

Tony Allen, Jimi Tenor

Inspiration/Information

Strut Records

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Nessuna sorpresa, il nuovo volume nella serie Inspiration Information è una collaborazione quasi annunciata. Sulla carta non poteva accadere diversamente. Dimenticate le origini finniche di Jimi Tenor e la sua elettronica retro-futurista per Warp, da qualche anno a questa parte il biondo poli-strumentista batte la strada di una rivisitazione afro nueva, in combutta con la band multirazziale - di stanza in quel di Germania - Kabu Kabu. Che Strut agevolasse l'incontro con Tony Allen, motore degli Africa '70, era ipotesi più che plausibile, considerato che l'uomo ha battuto di frequente le strade del crossover stilistico nell'ultimo decennio. Ascoltate il bell'esempio di Africa modernista in Black Voices, l'intrigo pop terzomondista di The Good The Bad And The Queen con Damon Albarn dei Blur e Paul Simenon dei Clash o le recenti sortite per Honest Jon's e World Circuit, che comunque comportano un perenne aggiornamento dei temi afro-funk.

Assecondato da Jimi Tenor, l'uomo distende il suo incedere, al sincopato beat afro spesso si sostituiscono morbide interpretazioni jazz e accenni ai ritmi in levare del dub. Esplicative in questo senso Path To Wisdom - modernissimo rare groove con tanto di spoken word che avrebbe affatto sfigurato in un album di remix della Flying Dutchman – e Darker Side Of Night che oltre a presentare quella coralità ibrida da sempre apprezzata nei lavori di Tenor, in alcuni suoi tratti cede ai giochi di specchi della coscienza dub. C'è poi anche un flauto che s'impenna discretamente, ricordandoci che il jazz secondo Tenor è anche figlio dell'opera di un misconosciuto alchimista nordico come il batterista Matti Oiling. I break fiatistici di Against The Wall e Got My Egusi, tradiscono più di un legame con il jazz spirituale dei seventies (diciamo anche Archie Shepp?) mentre nella chiave percussiva di Cella's Walk oltre ad imporsi un flavor etnico è l'onda lunga della Blue Note - come le spirali egizie di Sun Ra - a farsi strada in maniera discreta.

C'è molta profondità nel disco aldilà dello spirito da open-jam e - come sottotitolato dalla collana stessa - una serie incredibile di informazioni. Non ci avviciniamo agli apici dei moderni depositari del più mutante spirito afro-funk – Budos Band, Nomo ed Antibalas per rimanere nelle zone alte della classifica – ma siamo certi di godere di questo matrimonio anche nei mesi a venire, sotto la buona stella dell'inglese Strut, procacciatrice di talenti e vecchi marpioni.

(6.9/10)

Pubblicazione: 30 Settembre 2009

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