Recensione spot
Cover image
Genere

psichedelia minimale

Data di uscita

Ottobre 2009

Pubblicazione

30 Settembre 2009

Om

God Is Good

Drag City

Sono sempre stati in fissa con la spiritualità, gli Om, sin da quando, mille anni fa o giù di lì, si chiamavano Sleep, inneggiavano alla ganja, rivitalizzavano generi dati per morti e, così facendo, ricercavano la via della trascendenza dope-induced. Quando poi, più o meno un lustro fa, si ripresentarono al pubblico come duo basso/batteria ripulito dagli eccessi e con un nomen omen, a pervadere le loro produzioni è stata dapprima una spiritualità di matrice pagana (Variations On A Theme) o al limite panica (Conference Of The Birds), che poi, col passar del tempo, si è dimostrata essere pregna di religiosità fino al midollo. Prima col poco messo a fuoco Pilgrimage – percorso nel sacro verso la redenzione, la cui unica pecca era l’indulgere troppo in soluzioni già note – e ora con l’ottimo God Is Good. Gli angeli posti in cover, dopotutto, lasciano poco spazio ai dubbi. Un pezzo monstre come Thebes, 20 minuti in modalità minimal-psichedelica, nemmeno.

Il salmodiare lieve di Al Cisneros, sorta di bisbiglio dell’anima di un santone solitario e schivo, si spinge a sorvolare antichi e nuovi testamenti, da Damasco a Tebe, mentre le sue dita scivolano ed impastano il solito, lento, essiccato e orientaleggiante delirio mantrico. La batteria del compare Emil Amos, regge vibrante il confronto senza risultare invadente; gioca di piatti e spazzole, rispettoso della cerimonia pre-cristiana in atto e testimone silenzioso dell’ascesa.

C’è odore di trascendenza in God Is Good, si sarà capito. E il mezzo per arrivarvi è un concentrico scavare, anzi innalzarsi, lungo il crinale di 30 e passa anni di psichedelia.

(7.5/10)

Scheda: Om

| Archivio
Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2009)