A leggere le note biografiche di un personaggio così sembra di avere di nuovo di fronte Michael Gira quando parla dei suoi anni giovani, perso tra droghe, arresti e viaggi in mezzo mondo. Il personaggio in questione è Koonda Holaa ovvero Kamil Krůta che come si capisce dal vero nome è di evidenti origini boeme. A metà anni ’80 fa il punk nella Cecoslovacchia d’epoca con gli F.P.B. (Fourth Price Band). Nell’89 viene arrestato e condannato a due anni per atti di vandalismo con conseguente distruzione della statua del primo leader comunista del paese. In seguito si muove in Germania, dove fonda l’Illegal Immigration, una non meglio precisata comune musicale che si evolve poi negli Pseudo Pseudo. Nel 1992 è invece in California dove collabora con gentaccia come Linsa Sibio, Jim Cent, Exene Cervenka, Mike Watt e Lydia Lunch. Nel 1995 si unisce ai Residents con il Freak Show Live di Praga. E ancora eccolo negli Už Jsme Doma con 80 concerti sul groppone prima di tornare negli USA dove fonda Koonda Holaa And The Beetchees ritiratosi a vivere in chissà quali circostanze nel deserto del Mojave.
Bar La Muerte si innamora di siffatto personaggio e si incarica a questo punto di distribuire il nuovo disco con un mini tour italiano programmato in questi giorni. Con una simile biografia è normale allora che il taglio musicale sia quanto meno cosmopolita e apolide. La musica di Koonda Holaa è fondamentalmente blues alticcio e cabarettistico con evidenti influenze lisergiche. Si possono fare una pletora di nomi che vengono alla mente dopo i soli primi tre brani: Tom Waits, Moondog, Residents, Flaming Lips, Captain Beefheart, Swans… anche qualcosa di simile a Hexlove. La matrice è sempre più o meno la stessa, una frase minimale di chitarra elettrica a fare da architrave per una voce che mima un cabaret scarnificato al sole del deserto. Non c’è niente di particolarmente originale in tutto questo, ma l’effetto è assicurato.
(6.5/10)
Scheda: Koonda Holaa
Pubblicazione: 03 Ottobre 2009
File under: psych blues
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