Michael Gira stava già cominciando a disperarsi per la mancanza di notizie da parte di Lisa, quand’ecco un disco nuovo di zecca a fare capolinea tra i suoi scaffali. Tempi di produzione e distribuzione e anche a noi è dato di ascoltare il nuovo lavoro della nostra amata lady Germano, ahimè invero assai deludente. Magic Neigbor va preso un po’ come la terza parte di una ideale trilogia post 4AD iniziata con …Liquid Pig e proseguita con In The Maybe World. La chiave di tutti e tre i lavori è il taglio melanconico del piano come architrave principale su cui poggiare le composizioni, nella maggioranza dei casi virate in minore nel classico modus dell’artista. Magic Neighbor ha il pregio di tentare di uscire dallo standard della Germano e quindi di provare chiavi e accordi aperti, ma i tentativi rimangono a metà strada, inconcludenti.
Stavolta Lisa apre le tende e fa entrare il sole, ma i brani davvero non sono granché, sospesi come a mezz’aria incerti se prendere una direzione piuttosto che un’altra. Quello che si ottiene così è un lavoro che sa di incompiuto come lasciato andare via prima di essere finito. Lisa si lascia irretire come mai fino ad ora dalla struttura dei brani, incapace di uscirne vittoriosa. Si avverte lontano un miglio che cerca di trovare l’aria ficcante e melodiosa che spesso ha fatto la differenza, ma non ci riesce se non costringendosi ad un uso eccessivo e a tratti iper barocco (anche se sempre di pregio) degli arrangiamenti. Si vedano i casi migliori come i vaneggiamenti ai “beautiful days” di To The Mighty One o la romanza americana di The Prince Of Plati. Tutto sommato esperimenti abbastanza in linea con il passato. Tutto nella norma, ancorché sciatto come non mai. Del tutto insulsi invece frammenti esenti da una sia pur minima struttura verse chorus verse come Simple o A Million Times.
Detto che nemmeno stavolta si lasciano perdere i gatti, che aprono e chiudono il disco con Marypen e Cocoon, l’entusiasmo trova davvero poco ossigeno per svilupparsi e la noia si impadronisce dell’ascolto, scossa solo qua e la, da dettagli anche minimi che portano a galla il ricordo dei capolavori che furono: l’andamento classico e barocco di Kitty Train, il refrain malinconico di piano della title track, il crescendo sfarzoso di Snow che d’un passo si tramuta in un valzerino da sogno. Tracce di un passato indelebile che sembra andato via per sempre.
Lisa è invecchiata e come una donna che ha ormai dato tutto quello che aveva da dare si è chiusa in se stessa a mimare un teatrino di fantasmi e possibilità sfiorite. Siamo ormai arrivati all’album delle foto ingiallite degli anni giovanili. Mettiamo il plaid sulle coperte sperando di riscaldarci in qualche modo da questa vecchiaia incipiente.
(5.5/10)
Scheda: Lisa Germano
Pubblicazione: 04 Ottobre 2009
File under: pop rock
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