Richard Hawley esercita la difficile arte della calligrafia, che non è calco pedissequo ma bella (ri)scrittura di archetipi fondanti una tradizione e perciò innalzati al ruolo di classici. Nel suo caso il miglior pop d'alta classe dei decenni '50-'60 e relative derivazioni, rimessi in circolo secondo minime varianti formali che assecondano una curiosità musicofila molto più fervida di quanto possa apparire. Ama tributare i grandi songwriters Tin Pan Alley ma anche Elvis Presley e Scott Walker l'ex Pulp, e lo fa giocando rispettosamente con quelle atmosfere anche in base agli umori del momento, che qui iniettano ombre desolate e improvvisi spiragli di luce in otto brani perfetti per la stagione in corso.
Truelove's Gutter racconta infatti la parte crepuscolare dell'amore abbandonando del tutto i pizzichi spensierati del precedente Lady's Bridge a favore di tempi e suoni dilatati. L'armamentario si arricchisce di strumenti dalla grana inconsistente come l'acuofono e il crystal organ, i cui echi di sirene lontane e placidi fantasmi fanno il paio con slide guitar in rifrazione, lividi synth ed improvvisi bagliori orchestrali. La voce come sempre vellutata calca le sue zone più scure, si appoggia su riverberi sottili che la rendono solitaria nel vuoto (As the down breaks), e trova il giusto punto di equilibrio tra un Mark Lanegan lacrime agli occhi e un Jarvis Cocker nostalgico a fine serata nei nove minuti ampi come una pianura autunnale di Remorse code. Al contrario Oper up your door albeggia su tastiere cangianti prima che l'orchestra risplenda in zona Frank Sinatra e Soldier on – il brano migliore in scaletta – deflagra elettrica come i Mercury Rev di “All is dream” dopo un'introduzione di tastierame inquieto e slide doverosamente profonda.
Ma anche quando sta maggiormente nelle righe (il vaporoso country-jazz di Ashes on the fire, il sarcasmo dolcificato del singolo For your lover give some time) Hawley dimostra di saper maneggiare e non subire una tradizione che lo vede oggi tra i pochi possibili proseguitori. Ad altri dunque il compito di stravolgere il passato per trovare chissà quale futuro; a lui invece quello di scaldarci i cuori accarezzandoli con malinconie senza tempo.
(7.3/10)
Scheda: Richard Hawley
Pubblicazione: 03 Ottobre 2009
File under: pop nostalgico
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