Ora che i Pan Sonic si sono sciolti, il più claustrofobico, intransigente e autenticamente complessato dei due si firmerà nome e cognome quando vorrà esprimere il lato più severo e antisociale del proprio approccio. E nulla cambia. Famoso per la propria stoicità, l'estetica elettroacustica da padri fondatori e l'assenza di beat totale (o quasi), Vainio non si muove che di pochi millimetri che solo lui conosce. Forse qualche field recording potrà apportare qualche piccola novità ai più attenti ma ai tanti cinici (ai quali ci affianchiamo) il telefono nero non sarà altro che il solito playground after death fatto di micro suoni Bernhard Gunter e silenzi, valanghe di neve noise e ancora silenzi, modulazioni di test tones da attacco di panico (care sin dall’infanzia dello zero barrato) e vuoti cosmici, short waves John Duncan e il nulla universale e così via.
Più interessante, a questo punto della sua carriera, domandarci se questi dischi abbiano veramente un pubblico (o un futuro) oltre al gioco di penne che provebialmente li ascolta e promuove. Mika - figuriamoci - attualmente pare non essere interessato né a installazioni né a traiettorie particolari. Finché glielo permetteranno continuerà. E se con Oleva abbiamo visto quanto sappia anche vendersi, che tu sia intellettuale, concettuale o romantico, negli album nei quali s'è espresso al maiuscolo non è mai successo un granché di esaltante o significativo per il mondo elettronico. Benineteso, non sono ingenui, zeppi di torture acustiche e pasticci sonici quello sì, e smessa la favola dei ghiacci e dell’artista incancrenito sulle proprie posizioni analogiche non c'è nulla di veramente affascinate. Niente a che fare con uno, di tutt'altra levatura, come John Duncan.
(5.0/10)
Scheda: Mika Vainio
Pubblicazione: 10 Ottobre 2009
File under: Elettroacustica
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