Recensione
See Mistery Lights Yacht
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elettropop Voti redazione e staff

Yacht

See Mistery Lights

DFA

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Jona Bechtolt aveva la carriera in discesa e si sapeva. Già lo conoscevamo per il gusto per la ritmica del pop elettronico e piacevolmente indie. E questo ci aspettavamo dal nuovo lavoro: lo stato dell’arte dell’elettro pop Pitchfork-proof. Un calendario intelligente di spunti ritmici da stanza dei bottoni e di ancheggiamenti. Promessa sostanzialmente mantenuta. See Mistery Lights è un organismo che fin dalle prime battute chiama a testimone chi del ritmo e del pop ha fatto professione (David Byrne, per esempio?), ma anche che si presta benissimo a uscire per la label che lo ha pubblicato, e cioè la DFA.

Per il suo quarto album Jona, aka Yacht (che sta per Young Americans Challenging High Technology), si sceglie poi una voce femminile come compagna di viaggio. È l’ugola di Claire L. Evans, che si rischia di confondere con quella della cantante con cui Bechtolt condivideva il progetto The Blow, e cioè Khaela Maricich. Ma attenzione, non è una scelta casuale, se è vero che è quella voce che riesce a far diventare pop anche un pezzo tendenzialmente ostico (sotto parecchi punti di vista: ritmico, strutturale, armonico) come I'm In Love With A Ripper. Sembra che Jona conosca bene i propri rischi ma li percorra lo stesso. Inserisce saggiamente delle raffinatezze qua e là, come nel piccolo capolavoro dell’impasto ritmico della seconda parte di The Afterlife, in odore – speziato, ovviamente – di Ultravox; getta esche pop, picchi di gusto indie, quando la rete diventa per lui stesso difficile da sbrogliare, arrivando a volte al limite del popolare e delle sue regole (esemplare Don't Fight The Darkness, ancora con la voce Blow-esca).

La seconda parte di It’s Borign/You Can Live Everywhere You Want segna poi un tentativo importante, cioè il passaggio dall’electro alla scimmia house (obbligato, vista la scuderia?); un brano che dopo aver trascinato un refrain per tot minuti, se ne sbarazza per una chiusa (da scimmia, appunto) che cita evidentemente gli El Guapo più ispirati e tirati di Supersystem. Insomma, un altro colpo al cerchio mentre si percuote la botte. Con la moglie ubriaca.

È come se per certi aspetti Yacht puntasse a diventare il New Order dei Duemila (sentite Summer Song, pezzo che arriva alla DFA percorrendo i Liquid Liquid, con una melodia chiaramente derivabile da Love Song dei PIL, o I'm In Love With A Ripper (Party Mix)), che peraltro stanno finendo. Il punto è che, se i New Order partivano dalle cupe atmosfere di Curtis, ora Yacht parte dalla placida leggerezza dei Blow. Quindi percorso per così dire invertito. A fine ascolto, la sua strada rimane spianata, ma bisogna voltarsi per ritrovare qualcosa che generalmente si apprezza nel pop: la freschezza.

(6.9/10)

Scheda: Yacht

Pubblicazione: 25 Settembre 2009

File under: elettropop

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