After The Heat, datato 1978, nato dalle medesime sedute di Cluster & Eno, è un disco diverso dal precedente. Bipolare. Anzitutto sparisce la sigla Cluster per far spazio all’intestazione Moebius e Roedelius. Eno, pure alla voce solista, rimane intatto. La forma guadagna spessore. La proto-ambient di poco prima alterata (e alternata) dal groove. Le movenze si fanno fosche. Si annidano funk torbidi.
Foreign Affairs e Base & Apex, le sinistre Tzima N'arki (con take vocali, in reverse, presi da King’s Lead Hat di Eno) e Broken Head - anticamera, tra le tante cose, del Peter Gabriel di Intruder - muovono, di contro alla passata sortita, verso forme art pop prossime al Before After And Science che l’inglese - con cameo di Moebius e Roedelius - rilasciava l’anno prima. È un dono divino. The Belldog, il climax: sei minuti tra i più belli del ‘900 tutto. Ballad siderale e visionaria, pregna di spleen cosmico nonché prova monstre dei Nostri.
Qualche settimana dopo si materializzava Music For Airports di Eno, ovvero la musica ambient al debutto. E qui, in After The Heat, se ne ascoltano incipit (Luftschloss, The Shade, Old Land) e pregustano umori. Le loro strade si divisero di lì a poco: Moebius e Roedelius impegnati con Cluster e progetti in proprio, e Brian Eno, tra una produzione qua e la divulgazione della musica per ambienti là, che non ebbe più un minuto libero. Alla pari di Cluster & Eno: un gioiello prezioso, l’idillio perfetto
(8.0/10)
Scheda: Brian Eno, Hans-Joachim Roedelius, Moebius
Pubblicazione: 15 Ottobre 2009
File under: krautrock
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