A due anni di distanza da The Patron scatta l'orologio biologico di Jehna Wilhelm, Mark McGee e soci. Ancorati al passato come non mai, i due si gingillano in un tributo agli Slowdive, alle atmosfere slowcore e alle sonorità Kranky, senza dimenticare la 4ad. Rispetto ad un paio d'anni fa' hanno sacrificato trip hop e mantra industriali a favore di un narcotico romance e di atmosfere ossessive, collaudate dal prèt à porter batteristico di matrice post rock. Niente di nuovo ieri e nemmeno oggi.
La noia incombe tranne che in un paio di casi: Villain con una Jehna decisamente ispirata (o posseduta da David Tibet, chi lo sa, con tanto di violino clichettoso ma azzeccato) e I Hear You Coming But You're Steps Are Too Loud che pur rispettando il mood generale si eleva quel tanto che basta a ridestare l'attenzione dell'ascoltatore. Tutto un disco così e sarebbe valso il discorso già intavolato per i compagni d'etichetta Deerhunter (vedi SA n.48). Invece i TKAPB hanno qualche problema di scrittura, non riescono ad essere originali quando aderiscono all'humus di riferimento e non convincono nemmeno nel momento in cui tentano la strada del pop (In People's Homes è il carosello più sgradevole della storia dell'etichetta di Chicago).
(6.0/10)
Scheda: To Kill A Petty Bourgeoisie
Pubblicazione: 30 Settembre 2009
File under: shoegaze, ambient
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