Ci sono dischi che seguono con determinazione uno scopo. A volte, esso è una combinazione tra due stili, due periodi storici, due scene, che nell’operazione dell’avvicinamento lasciano scoprire somiglianze, divergenze, contraddizioni, sovrapposizioni. Immaginate ora di combinare il garage più sporco col suono della No New York, oltre che della “storica” New York tutta. Il self titled dei Five Dollar Priest è questo. Il loro biglietto da visita con cui vi stringono la mano e si presentano è Fingered, un’esaltante jam “billy” tra i Contorsionse Jon Spencer Blues Explosion. D’altronde un esame biografico della band suggerisce già parecchio. Alla batteria dei “cinque” compare Bob Bert dei Pussy Galore, al basso George Porfiris dei Heroine Sheiks, mentre alla voce c’è Ron Ward degli infuocati Speedball Baby (che qui sembrano divampare di nuovo nella prima traccia Untitled); l’estrazione, dunque, è tutta newyorkese, ma c’è di più, quasi a permetterci di chiudere il cerchio, tra gli ospiti del disco compaiono nientedimeno che James Chance al sassofono, Jon Spencer al theremin (spassoso il loro duetto in Cunty Lou!!) e Matt Verta Ray alla chitarra slide. Tutto secondo copione, insomma. Accade però talvolta certi scopi sembrano talmente facili da prevedere e perseguire che poi si rimane delusi. Pericolo sventato. InFive Dollar Priest si dà voce (spesso urla) alle radici violente (e un poco disperate) del grezzume rock, del bitume scuro pesto. In Bobby Chen ci sono gli Stoogespiù neri con un pizzico di ritmica mutante. Gli accordi della successiva Ghost Of Bob Ross sono figli tanto di Chance quanto di Arto Lindsay. Ci fa anche un po’ piacere sentire anche un po’ degliZu nella seconda Untitled, prima che si cavalchi il Contorsions-pensiero; ma più di tutto ci fa aggrada il fatto che questo simpatico progetto-rimpatriata non rimane esplosivo solo sulla carta, ma detona nelle orecchie, forte e white-noiser.
(7.3/10)
Scheda: Five Dollar Priest
Pubblicazione: 01 Settembre 2008
File under: Garage, No Wave
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