Chi ha seguito le recenti gesta degli I’m From Barcelona, sa bene quanto siano salite le quotazioni dell’indie pop made in Sweden. Non fa eccezione Emil Svanängen, amico e collaboratore di quell’ineffabile cricca di fricchettoni (potete sentire il suo falsetto in This Boy, una delle ultime tracce di Let Me Introduce My Friends) e oggi titolare di un bel contratto Sub Pop, proprio come Shins e Thermals. Da affare squisitamente casalingo e DIY (tre i CD-R realizzati tra il 2002 e il 2005), il suo progetto Loney, Dear è diventato in appena un anno e mezzo un piccolo caso del pop indipendente internazionale; merito di un album, Sologne (Dear John, febbraio 2006), che complice l’inevitabile passaparola e un tour con Clap Your Hands Say Yeah, è riuscito a varcare i confini nazionali, fino a ricevere un trattamento speciale da parte delle CSS (un remix del brano simbolo The City, The Airport). Da qui anche l’interesse dell’etichetta di Seattle, che adesso si occupa di distribuire Loney, Noir, in realtà già fatto in casa e pubblicato nel 2005.
Un dischetto che farà la gioia di tutti i fan di questo genere, intriso com’è della naivetè dei primi Belle And Sebastian (I Am John, Carrying A Stone), dell’innocenza di Brian Wilson e dell’immaginario futuristico a 8 bit di Jason Lytle e dei suoi Grandaddy (Meter Marks OK, I Will Call You Lover Again), con tutti gli espedienti del caso al loro posto (tastiere, mellotron, fischietti, campanelli, coretti, qualche ottone) e la simpatica bizzarria di una voce in falsetto che fa tanto Bee Gees (o, se volete, una versione a tinte pastello delle Scissor Sisters). Un altro succoso e dolcissimo anello che si aggiunge alla colorata catenina di caramelle del twee pop. Occhio alla carie.
(6.4/10)
Scheda: Loney, Dear
Pubblicazione: 05 Febbraio 2007
File under: indie pop
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