Quintetto dall'area losangelina al debutto, gli Everest incarnano al meglio la disarmante situazione del folk rock oggidì, genere che più gira attorno alle solite cose e più sembra non avere finito di dire ciò che ha da dire. Una tradizione che si autoalimenta di passato masticando brandelli di futuro, una progressione strisciante altrimenti detta alt-country, se la cosa non vi sembra una forzatura. Venendo al disco in questione, sgrana canzoni dalla cremosa inquietudine (Angry Storm) e dall'amarognola allegria (Reoloader), concedendosi altresì cavalcate acidule (I See It In Your Eyes) e incanti indolenziti (Taking On The Future), con la consapevolezza e la disinvoltura di chi c'è nato in mezzo e forse anche per. Va da sé che il programma potrà sembrarvi una parata di sapori noti, carosello di fragranze Pavement e Wilco, Ryan Adams e My Morning Jacket, Lou Barlow e Elliott Smith,Radar Bros e Jayhawks, fino a sfiorare paternità più o meno ovvie come il Neil Young dei seventies, il Beck oppiaceo di Sea Changes e persino il più frugale Paul Simon (ascoltatevi Trees). Non dico che questo Ghost Notes vi cambierà la vita, del resto non credo rientri nelle sue intenzioni, che sono semmai di accompagnarvi morbidamente lungo la strada, qualsiasi essa sia. Il mio consiglio è: lasciateglielo fare, almeno per un po'.
(6.6/10)
Scheda: Everest
Pubblicazione: 01 Settembre 2008
File under: folk rock
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