Recensione
Secrets From The Clockhouse Future Pilot A.K.A.
Cover image
etno indie Voti redazione e staff

Future Pilot A.K.A.

Secrets From The Clockhouse

Creeping Bent

Questo è ormai il quarto album in cui l’ indo-scozzese Sushil K Dade – già figura leggendaria della Glasgow a metà fra ’80 e ‘90, in BMX Bandits e nei gloriosi Soup Dragons, nonché pioniere del pop anglo-asiatico - raduna a sé una nutrita schiera di ospiti per il collettivo Future Pilot a.k.a. Se nelle puntate precedenti si era vista in azione gente come Cornershop, Alan Vega, Delgados, Philip Glass, Teenage Fanclub, Pastels, Bill Wells, adesso è il turno di Sonic Youth, Belle And Sebastian, Mike Watt, Damo Suzuki, Go Betweens, insieme ad altri aficionados della scena scozzese (i meno noti Unkle Bob, Pendulum e Karine Polwart) e il romanziere Alasdair Gray.

Se ve lo state già chiedendo: no, qui non c’è nessuna mastodontica - quanto sterile - parata di superstar pronte ad offrire sponsorship al fortunato di turno. Ogni ospite infatti è coinvolto dal padrone di casa nella narrazione di quello che somiglia più a un libro di storie (per bambini, naturalmente) o, se preferite, a recitare una particina in una rappresentazione teatrale per young at heart (parafrasando i recenti Staples&Boulter) di tutte le età. Non ci sono reali protagonisti, e così capita che Robert Foster e il compianto Grant McLeenan si limitino a un reading (The City Of Lights), che Damo Suzuki improvvisi al telefono su uno strumentale suggestivo à la Songs For Drella (Festival Of Lights), che Kim Gordon, Thurston Moore, Mike Watt e i Fire Engines jammino estemporaneamente su Nuclear War di Sun Ra (già sdoganata dai Yo La Tengo).

L’immaginazione infantile ed eccentrica di Dade fa poi sì che il tutto sia strutturato secondo temi ricorrenti, fra canzoni vere e proprie e brevi intermezzi, in una sensibilità che coinvolge un ‘intero universo, dall’Asia (Tu Meere Mata e la Tery Bina di Nusrat Fateh Ali Khan, intonate dalla moglie di Sushil, Vinita Dade), alle Highlands (l’intervento folk di Karine Polwart in Shenandoah), dal Lou Reed di Satellite of Love (Boomerang) agli Stereolab (Maata Retunrs), dall’indie pop allo ska al twee (Eyes Of Love per le voci di Sarah Martin e Stuart Murdoch, It’s In The Heart Of Everyone, Lights Of The City). Non esattamente il disco indie pop che ti aspetti.

 

(6.8/10)

Pubblicazione: 05 Febbraio 2007

File under: etno indie

| Archivio
Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91