Se prendiamo come assunto che il corpus della Band, per quello che ha significato (e significa oggi) in termini di tradizione moderna - una scuola e apprendistato per chiunque si avvicini alla musica americana, un vero tesoro da scoprire e riscoprire, un patrimonio da tramandare alle generazioni future -; ehm, se prendiamo questo come assunto, ogni tributo è sacrosanto, dovuto e legittimo. Siamo quindi certi del timore reverenziale misto a rispetto con cui i protagonisti di Endless Highway si sono accostati al catalogo di Robertson, Danko, Helm, Hudson e Manuel, nel momento in cui buona parte delle interpretazioni ricalcano con fedeltà e passione gli originali (non potrebbe essere altrimenti).
Né stupisce che gli artisti scelti siano per la maggior parte appartenente al mondo del “classic rock”, compresi un paio di figli d’arte (Jakob Dylan e Rosanne Cash); ecco che il discorso si fa interessante quando a prendere la scena sono “giovanotti” - virgolette d’obbligo - come My Morning Jacket (assolutamente strepitosa la loro It Makes No Difference), Gomez (a loro agio in Up On Cripple Creek, anche se un filo didascalici) e Death Cab For Cutie (una Rocking Chair onesta quanto basta). Poi, a parte rese country di This Wheel’s On Fire e Stage Fright (Guster e Steve Reynolds) e noiosette jam su The Shape I’m In (Gov’t Mule), iIl resto è – seppure appassionato e sincero – mestiere.
(6.6/10)
Scheda: AA. VV.
Pubblicazione: 30 Gennaio 2007
File under: tributo
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