Recensione
Luna appesa con lo scotch Moque
Cover image
90’s indie rock, Italian pop Voti redazione e staff

Moque

Luna appesa con lo scotch

Videoradio

Dio benedica i ’90 e i loro favolosi gold soundz. Il primo passo discografico dei palermitani Moque sembra fatto apposta per suscitare tutte le nostalgie possibili legate i tempi in cui Billy Corgan non si era ancora rapato la zucca (con le ben note conseguenze), la chioma di Lee Ranaldo non si era del tutto ingrigita, le chitarre dovevano essere scordate, le band sul palco guardavano le loro scarpe, “post rock” voleva ancora dire qualcosa, “noise” era sinonimo di “cool” e se dicevi “pop” volevi dire Pixies e Pavement, mica Coldplay

Luna appesa con lo scotch non si limita però ad evocare - bene e puntualmente - tutto questo immaginario: il suo fine ultimo è – presumiamo - quello che la maggior parte delle nostre band indie prova a fare da una decina buona d’anni a questa parte, ovvero sposare sonorità cosiddette alternative con il nostro canto e, soprattutto, la nostra lingua (i mai troppo lodati Scisma e gli ovvi Afterhours / Cristina Donà, per chi ha fame di nomi che possano calzare).

Tralasciando tutti i se, i come, i quando e i perché del caso, queste undici canzoni si avvicinano all’obbiettivo il giusto che compete a una band esordiente, con tutte le classiche macchie da “prima” (la troppa vicinanza ai modelli di riferimento, il metter dentro al disco più cose possibile, e così via). Piacciono però il gusto negli intrecci a due chitarre (sia nel costruire trame tra le più varie, sia nell’ingarbugliarsi: i Sonic Youth di Nido d’ape, i Blonde Redhead prima maniera di Fari fendinebbia…), l’avventurarsi in certe anomalie ritmiche post (June Of ’44 in Senza meta, Don Caballero in Volume dentro), il dispiegarsi di anime diverse all’interno dello stesso brano (Lance Henricksen); piace soprattutto quando le soluzioni melodiche della cantante Elena Fazio – a primo occhio, quanto di più lontano dall’America ’90 - danno ai brani un appeal radiofonico (La frazione di un secondo, Quello che non ho). Il che non è certo una critica, semmai un augurio, specie nel momento in cui le estreme periferie dell’italico regno indie hanno bisogno di luce ed esposizione. Ovvero, sempre. In altre parole, non si vive di sola Catania…

(6.8/10)

Scheda: Moque

Pubblicazione: 07 Luglio 2007

File under: 90’s indie rock, Italian pop

| Archivio
Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2007)

Rss
copertina pdf #91