Col quarto album vero e proprio, Joel Gibb e gli allegri compagni della "gay church folk music" conducono la consueta calligrafia pastorale fino alle estreme conseguenze, ma allo stesso tempo perseguono altre cause convergenti e parallele: da una parte certa wave-pop ora frizzante e ora tenebrosa, dall'altra drammoni cameristici ad alto tasso emotivo. Senza mai farsi mancare quel gusto per l'artefatto prezioso, per l'eccesso stilisticamente corretto e giammai barocco perché figlio d'un citazionismo per nulla supino, anzi corroborato da indomito entusiasmo, contagioso oggi come ai tempi di Ecce Homo.
Puoi quindi cogliere in Do I Belong? un passo algido alla Level 42 e l'animo in subbuglio d'un Jackson Browne, sospetti che Underage sia un plausibile ibrido tra Housemartins e Limahl, intuisci nell'impeto guizzante e stralunato di In The NA giochetti XTC e tremori Magnetic Fields, scorgi in Kingdom Come le trepidazioni così lontane così vicine di Morrissey e Michael Stype, infine lasci che Silence Can Be A Headline sbrigli ingenui struggimenti sixties e vaghe inquietudini contemporanee, diciamo tra Simon & Garfunkel e Black Heart Procession via Jason Molina.
Però poi a sconcertarti davvero sono le ambizioni per nulla velleitarie calate sul piatto con Walk On e Ratify The New, la fiera apprensione del canto, il mantice orchestrale e gli esotismi aciduli, il brulicare elettrico ed elettronico, i cupi tremori e l'energica dolcezza del climax. Due passi rischiosi perché lunghi ma - questo è l'importante - non più della gamba, cosicché il capitombolo è rimandato e semmai sfiorato in occasione della title track, nella quale l'austerità Ultravox altezza Lament va ad immischiarsi con una vibrante generosità Brian Wilson, riuscendo a salvarsi in corner perché quando i momenti sono propizi non c'è nulla che possa andare davvero storto.
Intenso e catchy, festoso e malinconico, arrembante e dolciastro, è uno dei capolavori pop dell'anno. Ed è forse IL capoalvoro degli Hidden Cameras.
(7.7/10)
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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