Le strutture in microsuoni abili a comunicare con il silenzio le abbiamo imparate ed amate con Richard Chartier, per intenderci quelle iniziate con Series (Line,2000), rinnovate con Set Or Performance (Line,2004) ed a oggi compiute con indubbia poetica.
Un'arte coltivata da anni, tra devoto riduzionismo ed esperienza fisica del suono, espressioni predominanti anche in quest'ultimo Untitled (angle.1), progetto congiunto con l'artista visuale Linn Meyers. La collaborazione si basa su un'installazione (presentata presso la Art Gallery dell’Università di Maryland nel marzo di quest’anno) estesa per otto canali, tracce d'inchiostro e due pareti e sull'interazione (resa possibile grazie ad alcuni trasduttori audio applicati direttamente sulla superficie) tra la componente acustica e quella visuale, elementi che qui lavorano per sinestesia.
Ai confini come sempre le frequenze rasenti lo zero di acustici e digitali micro-elementi (svincolati, ingranditi e poi negati), un linguaggio questo altamente evocativo che conserva sempre lo stretto legame con spazio, tempo e forma.
A dar prova di una congiunta affinità tra suono ed immagine è la superficie sonora, che dialoga con il tratto e prende il posto alla grafite con droni e riverberi sottili di rumore bianco.
L'insieme è espresso come nelle più eccellenti opere di shodo e qui, a tenere la penna, è uno dei migliori maestri.
(7.5/10)
Scheda: Richard Chartier
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