Non è mai troppo tardi per rifare Marquee Moon. O forse sì. In ogni caso, è su queste coordinate che si muovono i londinesi Razorlight, giunti al secondo album dopo il boom – in patria - del debutto Up All Night, che due anni fa ha rapidamente concesso alla band l’ascesa all’Olimpo delle superstar albioniche. Un successo tutto made in England, di cui noi abbiamo sentito a malapena i rumori di fondo. Strano a pensarci, perché il leader Johnny Borrell è per certi versi la controparte di Pete Doherty, più belloccio (che non guasta mai), di certo meno tossico ma sufficientemente arrogante, come quando agli esordi si definì “un songwriter migliore di Bob Dylan”…
Se mettiamo da parte sparate venusiane come questa, a farci attenzione Johnny è comunque bravo a fare il suo lavoro. Dalla base rigorosamente emul dei primi passi, orientata decisamente verso la New York del 1975, per questo eponimo dischetto ha spinto i suoi musicisti verso un suono più maturo, meno diretto e più “classico”, con tutti i pro e i contro che ciò comporta (America finisce per essere fin troppo sdolcinata). Smaltite certe affinità evidenti con Libertines e Strokes, in In The Morning l’influenza dei migliori Television si fa addirittura smaccata (vedi anche Fall To Pieces), per fare altrove spazio a inedite inflessioni Costello / Springsteen (Who Needs Love, tra le migliori del lotto), semi-folk (Kyrby’s House) e northern soul (Hold On), accanto agli inevitabili aromi fine ’70 (Talking Heads in Pop Song 2006, Clash in Back To The Start).
A questo punto potremmo anche archiviare questi ragazzi come i soliti riciclatori (per giunta recidivi), se a salvare la baracca non intervenissero la scrittura e l’interpretazione del leader, che rispetto alla media dei suoi – chiamiamoli così – “concorrenti” finiscono per spiccare: Los Angeles Waltz ha un epos che suona tutt’altro che posticcio, e la vocalità di Borrell ha personalità da vendere. E’ molto probabile che da queste parti dei Razorlight si continuerà a non parlarne; intanto l’album è arrivato al numero uno in UK nella settimana di uscita. Un segno dei tempi, sicuramente, ma a volte basta provare a grattar via la patina dorata e luccicante dell’hype per trovare qualcosa di buono.
(6.6/10)
Scheda: Razorlight
Pubblicazione: 13 Settembre 2006
File under: indie
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