Recensione
1938 Savage Republic
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trance rock Voti redazione e staff

Savage Republic

1938

Neurot

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È pur vero e non abbiamo mancato a riferirlo che i Savage Republic di oggi sono altra cosa. È pur vero che Bruce Licher e Philip Drucker da tempo gravitano altrove, ma è oltremodo vero che qualche soffitto, i redivivi californiani, ancora oggi lo scuotono. Quindi evitiamo frasi fatte del tipo “eh, però i primi dischi…”, “uh, se mio nonno fosse ancora vivo” e poniamoci sul presente.

Assodato, dunque, che i fasti del passato sono lì e nessuno li scalfisce, assodiamo anche che 1938 è sì un disco di attempati trance-rocker, ma ad avercene oggi di gruppi forti, in prospettiva, di una “vecchiaia” pari a quella dei Savage Republic (per dire, voi come lì vedete i Tv On The Radio tra vent’anni, così in forma? Dubito…). Dopo quasi quattro lustri di assenza temevamo un full length male assortito, ed invece questo è un lavoro estremamente organico, con apogei di accecante bellezza quali Caravan – diciassette minuti di Joy Division influenzati dagli High Tide e persi in una torrida jam visionaria – e la chiusa Peking. 1938 già la conosciamo (come anche Marshall Tito, Monsoon e Siam, tutte nel mini dello scorso marzo) ed ancora riesce nel cristallizzare il tempo, tanto da farci dire – attirandoci sicuramente le ire di qualcuno – che l’assenza dei pezzi grossi di cui sopra (che erano il motore della band) passa quasi inosservata.

Cosi come Siam anche 1938 vede la griffe Neurot, e le sole parole di Scott Kelly - "Pochi artisti si possono realmente definire unici. Artisti che colmano i vuoti della nostra anima. I Savage Republic appartengono a questa ristretta categoria. Sono il suono che predata il futuro e ci ricorda il passato." – bastano a toccarci l’anima. Chapeau.

(7.0/10)

Scheda: Savage Republic

Pubblicazione: 15 Ottobre 2007

File under: trance rock

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