Recensione
Born Again In The U.S.A. Loose Fur
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rock, sperimentale Voti redazione e staff

Loose Fur

Born Again In The U.S.A.

Drag City

Chi pensava che l’omonimo dischetto del 2003 fosse soltanto il capriccio estemporaneo di tre musicisti desiderosi di spezzare la routine, è destinato a ricredersi. Anzitutto perché quell’album, che giochicchiava tra cantautorato folk e sonicità assortite, tra visioni di Fahey e aperture kraut, in realtà diceva più di quanto sembrasse; in secondo luogo perché Loose Fur oggi per Jeff Tweedy, Glenn Kotche e Jim O’ Rourke ha tutta l’aria di essere qualcosa in più di un semplice divertissement o, come alcuni avranno pensato, un laboratorio per i Wilco più sperimentali.

Born Again In The U.S.A. (titolo beffardo, che farebbe pensare a un disco “politico”) mette da parte le velleità pioneristiche dell’esordio per sfoderare una serie di canzoni in bilico tra graffiante southern rock e pop-rock d’intrattenimento, con i protagonisti a vestire i panni di un classico power trio di trent’anni fa, senza comunque perdere in ricercatezza. Per intenderci, siamo più o meno dalle parti di Insignificance (2001) di O’Rourke, con l’aggiunta – non da poco – del percussionismo creativo di Kotche e dall’inconfondibile voce di Tweedy; ridurre tutto a questa formula sarebbe comunque semplicistico, visto che a farla da padrone sono soprattutto le canzoni, peraltro - ed è questo il punto di forza dell’album - ottimamente scritte.

E’ un gran bell’ascoltare, dall’apertura di Hey Chicken (riff assassino, stop & go, drumming metronomico) passando per il country-pop gigione di The Ruling Class (tra Beatles e Pavement) o il vaudeville stomp di Stupid As The Sun, attraverso l’intimismo di Answers To Your Questions (chitarre ariose alla Pink Floyd di Meddle, con un vibrafono riecheggia Tim Buckley) e le giocose Thou Shalt Wilt (una I’m The Man Who Loves You ripassata da Jimbo) e Wanted.

L’aspetto forse più stupefacente è la naturalezza con cui i tre si riproducono in partiture complesse, dove percussioni, chitarre e tastiere si intrecciano in motivi e successioni armoniche mai banali o scontate; è il caso di Apostolic o di An Ecumenical Matter (in cui fanno capolino i Meat Puppets di Up On The Sun), o ancora degli otto minuti abbondanti di Wreckroom , una suite in piena regola pervasa da vibrazioni lennoniane e atmosfere indubbiamente proggy, confermate dalle chitarre in pieno stile King Crimson / Genesis di Pretty Sparks. Quello che sulla carta può suonare pretenzioso in realtà risulta estremamente godibile: Born Again In The U.S.A. scorre liscio come l’olio, al livello delle uscite “maggiori” dei signori coinvolti nel progetto. Occorre dire altro?

 

(7.3/10)

Scheda: Loose Fur

Pubblicazione: 03 Aprile 2006

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)

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