Recensione
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Genere

rock, sperimentale

Data di uscita

Aprile 2006

Pubblicazione

03 Aprile 2006

Loose Fur

Born Again In The U.S.A.

Drag City

Chi pensava che l’omonimo dischetto del 2003 fosse soltanto il capriccio estemporaneo di tre musicisti desiderosi di spezzare la routine, è destinato a ricredersi. Anzitutto perché quell’album, che giochicchiava tra cantautorato folk e sonicità assortite, tra visioni di Fahey e aperture kraut, in realtà diceva più di quanto sembrasse; in secondo luogo perché Loose Fur oggi per Jeff Tweedy, Glenn Kotche e Jim O’ Rourke ha tutta l’aria di essere qualcosa in più di un semplice divertissement o, come alcuni avranno pensato, un laboratorio per i Wilco più sperimentali.

Born Again In The U.S.A. (titolo beffardo, che farebbe pensare a un disco “politico”) mette da parte le velleità pioneristiche dell’esordio per sfoderare una serie di canzoni in bilico tra graffiante southern rock e pop-rock d’intrattenimento, con i protagonisti a vestire i panni di un classico power trio di trent’anni fa, senza comunque perdere in ricercatezza. Per intenderci, siamo più o meno dalle parti di Insignificance (2001) di O’Rourke, con l’aggiunta – non da poco – del percussionismo creativo di Kotche e dall’inconfondibile voce di Tweedy; ridurre tutto a questa formula sarebbe comunque semplicistico, visto che a farla da padrone sono soprattutto le canzoni, peraltro - ed è questo il punto di forza dell’album - ottimamente scritte.

E’ un gran bell’ascoltare, dall’apertura di Hey Chicken (riff assassino, stop & go, drumming metronomico) passando per il country-pop gigione di The Ruling Class (tra Beatles e Pavement) o il vaudeville stomp di Stupid As The Sun, attraverso l’intimismo di Answers To Your Questions (chitarre ariose alla Pink Floyd di Meddle, con un vibrafono riecheggia Tim Buckley) e le giocose Thou Shalt Wilt (una I’m The Man Who Loves You ripassata da Jimbo) e Wanted.

L’aspetto forse più stupefacente è la naturalezza con cui i tre si riproducono in partiture complesse, dove percussioni, chitarre e tastiere si intrecciano in motivi e successioni armoniche mai banali o scontate; è il caso di Apostolic o di An Ecumenical Matter (in cui fanno capolino i Meat Puppets di Up On The Sun), o ancora degli otto minuti abbondanti di Wreckroom , una suite in piena regola pervasa da vibrazioni lennoniane e atmosfere indubbiamente proggy, confermate dalle chitarre in pieno stile King Crimson / Genesis di Pretty Sparks. Quello che sulla carta può suonare pretenzioso in realtà risulta estremamente godibile: Born Again In The U.S.A. scorre liscio come l’olio, al livello delle uscite “maggiori” dei signori coinvolti nel progetto. Occorre dire altro?

 

(7.3/10)

Scheda: Loose Fur

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)