“…siamo gli I’m From Barcelona / l’amore è un sentimento che non capiamo, ma ve lo daremo tutto”.
Beh, non male come premessa. I più informati sapranno già di cosa stiamo parlando, visto che nell’ambiente indie pop da qualche mese il nome da passare a mo’ di parola d’ordine è proprio questo, I’m From Barcelona. Che in realtà vengono da Goteborg e con la bellezza di 28 (o 29?) membri battono il record dei Polyphonic Spree, facendo sembrare in confronto gli Hidden Cameras uno sparuto gruppetto d’amici. Più una comunità – ovviamente hippy - che una rock band, insomma; sia come sia, le avvisaglie del fenomeno sono state, a partire dal primo concerto nell’agosto del 2005, un EP (Don't Give Up On Your Dream, Buddy!), un’ efficace e attenta campagna sul web (tanto che, complici My Space e You Tube, si dice che ci siano stati almeno 20.000 download ufficiali dal loro sito), e un’apparizione parecchio hip (che noi di SA ci siamo persi, ehm…) in uno dei festival che contano, il Primavera Sound di Barcellona, appunto.
Il risultato è un contratto con la Emi / Capitol - ! – e un esordio, questo Let Me Introduce My Friends, in cui spiattellanno tutta la loro filosofia - e che filosofia! - in undici canzoncine-ine-ine, di quelle che non sentivate dai tempi dell’asilo su per giù. Il leader – e, supponiamo, songwriter - Emanuel Lundgren prende il pop d’alta scuola (da Brian Wilson ai Belle And Sebastian, giusto per non sbagliarsi) e lo scaraventa in un contesto mai tanto spensierato e gaio, cantando allegramente della sua collezione di francobolli, dei suoi amici, della sua casetta sull’albero, del morbillo e della scarlattina, di quanto è bello dormire tutta la settimana, del suo mangianastri; il tutto tra cori, coretti, na-na-na, hand-clapping in un’atmosfera da festa delle elementari (o campeggio coi boy scout, fate voi), che fa sembrare i The Boy Least Likely To dei musoni.
Per carità, Lundgren ha il naso per i ritornelli appiccicosi come una Big Babol, che ti restano in testa anche se li detesti (come in We’re From Barcelona); poi gli arrangiamenti, vari q.b., svelano una sensibilità musicale di tutto rispetto, vedi le tinte folk di Chicken Pox, la quasi disco alla Scissor Sisters di This Boy, il ritmo wave punk in Ola Kala, il distillato Tigermilk della hidden track e di Tree House, l’andamento vagamente beckiano di Rec And Play; ma alla fine è tutto… troppo.
Specialmente dopo che questo filone pop è stato esplorato in lungo e in largo, la sensazione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa che non va oltre l’happening effimero, tanto che in un paio d'anni non ne sentiremo più parlare. Si accettano scommesse.
(eh, però quel "na-na-na-na-na" è proprio difficile farlo andare via...)
(5.9/10)
Scheda: I'm From Barcelona
Pubblicazione: 26 Settembre 2006
File under: indie pop, twee
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