Recensione
Earth to The Dandy Warhols The Dandy Warhols
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psych wave Voti redazione e staff

The Dandy Warhols

Earth to The Dandy Warhols

Beat The World Records

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Ci eravamo lasciati con un lavoro che per amor di eufemismo potremmo definire "ovviabile", quel Odditorium Or Warlord Of Marsche ha sancito tra le altre cose un bel divorzio dalla Capitol. Ed ecco perché il quartetto di Portland debutta per la Beat The World, concedendosi per l’occasione una bella curetta ricostituente. Già, in questo Earth to The Dandy Warholsc'è più sostanza e meno velleità cazzone, a partire dal concept che avvolge le tredici canzoni, sorta di paradigmatica realtà parallela che dal suo circolo referenziale chiuso - l'ultima nota dell'ultima traccia si lega alla prima della opening track, suggerendo repeat senza soluzione di continuità - gioca il suo gioco sul filo di allusioni scanzonate e deliri acidi.

I Dandy sono bravi a impastare genio e intensità assieme al distacco necessario a mantenere vivo il senso di coolness, recitando la parte degli osservatori intangibili malgrado osservare significhi comunque metterci il dito. O, se preferite, di goliardici automi del glam-pop, programmati per bilanciare brio, impudenza, self-control e una competenza in materia più che ragguardevole, come richiedono questi tempi di “onniscienza light”.

Tutto ciò definisce il profilo assieme complesso e accomodante di una band giovane però ormai adulta, consapevole di sé riguardo al come, al quanto e al poi. Un po' come accadde ai Blur nel loro ultimo buon Think Tank. E' quindi questione di padronanza ed estro, di mestiere e follia, di furbizia e scelleratezza. Un crepitare vorticoso che osa aprire le danze vampirizzando I Feel Love come farebbero i cuginastri dei Primal Scream o i nipotini degli U2 anni novanta (The World The People Together), proseguendo a spasmi meccanici funk e industrial-wave, folk-psych e kraut-noise, cyber-surf e tex-mex, electro-soul e punk-pop. Ogni ingrediente sia il benvenuto nel polpettone inebriante post-web 2.0.

L’avant può essere solo pop, e viceversa, con tutto quel che sta nel mezzo. Ed eccoli quindi irriducibilmente ruffiani come quando And Then I Dreamt Of Yes si mette a stemperare in salsa Crash Test Dummiescerte sgangheratezze Flaming Lips e Sparklehorse. Addirittura sfacciati come quando rapinano lo stacchetto di The Magnificent Seven tra gli spasmi cocainici Inxs di Welcome To The Third World. Pure disarmanti, come in quella Love Song che sciorina cremosa ipnosi jingle-jangle benedetta dagli ospiti Mark Knopfler e Mike Campbell.

La sarabanda prevede altre portate fredde ma piccanti come una Mission Control condita a Stranglers, una Mis Amigos che liofilizza Beach Boys e Los Lobos, una Valerie Yum dove Jon Spencer getta nello scompiglio una congrega Incredible String Band o infine quella Musee D'Nougat che spiega mesmerico mantra per un quarto d'ora di radiale deliquio spacey. Una parata di espedienti? Massì. Da manuale.

(7.1/10)

Pubblicazione: 01 Settembre 2008

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2008)

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