Recensione
Kensington Heights Constantines
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indie-rock Voti redazione e staff

Constantines

Kensington Heights

Arts & Crafts

Vi ricordate quando si poteva parlare serenamente di rock “indie” senza provare capogiri, sicuri che la cosa avesse un senso, per quanto ampio e onnicomprensivo? Ecco un’altra delle cose che la sovrapproduzione e la morte delle etichette discografiche attuali si stanno portando via, rifilandoci in cambio un sommo appiattimento sommo che ci sommergerà. Parrebbero quasi far la figura dei nostalgici di quell’epoca, i canadesi Constantines, giunti ormai al considerevole traguardo del quarto disco, giacché non c’è un momento in questi abbondanti tre quarti d’ora in cui si possa fare a meno di sottolineare le somiglianze con questo o quel gruppo.  

Dagli assalti melodici e le confessioni laceranti di Jawbox e Jawbreaker (rispettivamente Hard Feelings e Million Star Hotel) emergono sovente i tardi Replacements (I Will Not Sing A Hateful Song, Time Can Be Overcome) e si lambiscono i Buffalo Tom (Our Age) cercandone la fusione; a fondo corsa ci si redime raccogliendo qualche foglio gettato da Jedd Tweedyin un momento di distrazione (New King, meditativa e “roots”; i pieni e vuoti in crescendo di Life Or Death). La qual cosa sarebbe in sé assolvibile se la pompa di arrangiamenti gonfiati non finisse per tarpare le ali al materiale in luogo di valorizzarlo, come accadeva negli anni ’80, quando certo underground cercava di porgersi più radiofonico perdendo identità e credibilità. La differenza, oggigiorno, è che in tanti partono da subito con quell’intenzione, restando - se privi della capacità di fare la differenza - tra incudine e martello. Non resterebbe che calare il colpo, ma perché sporcarsi le mani?

(6.2/10)

Scheda: Constantines

Pubblicazione: 01 Settembre 2008

File under: indie-rock

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2008)

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