Ci risiamo: hai tra le mani un disco solista - il secondo, per di più - di uno che nelle band in cui ha militato aveva un ruolo predominante o s’è rivelato più di un gregario. Uno che, anche se negli anni Novanta era un “indie nerd” per eccellenza, a un certo momento (a una certa età?) capisce che è il caso di smetterla coi paraventi. Che realizza come metterci il nome, oltre alla faccia, non sia così brutto. E al gesto importante si accompagnano allora una serie di decisioni, prima fra tutte fare i conti col proprio passato, ed ecco Barlow affermare che questo lavoro somiglia a un incrocio tra Folk Implosion e Sebadoh.
Può darsi, nel senso che dei primi c’è una certa pulizia sonora in più e dei secondi lo spigolare distratto fra generi ed epoche. C’entra inoltre poco e anzi nulla il fatto che, nei quattro anni trascorsi da Emoh, Lou sia tornato a far comunella con J. Mascis; più significativo, per la ragione di cui sopra, aver curato le ristampe di tre dischi dei Sebadoh. Ne deriva un gomitolo che entra in testa alla distanza ed è piacevole sbrogliare: se volete dell’energico “college rock” ecco l’apertura Sharing; se inseguite ballate acustiche, Faith In Your Heartbeat, Too Much Freedom e Take Advantage mostreranno uno speranzoso Elliot Smith. Qualora vi interessasse il folk-rock quietamente visionario di scuola Flying Nun, ci sono la title-track e The Right a spargere crema di Clean e Chills; a tenere alta la bandiera del folk senza aditivi basta The One I Call, mentre la neo-psichedelia sotto sedativo si sfoga in Gravitate e Don’t Apologize. La splendida melodia di I’m Thinking… e una vibrante One Note Tone faranno il resto, tranquilli.
L’etichetta informa di un LP inciso in fretta con ospiti Dale Crover e Lisa Germano e prendiamo nota. Tuttavia, il punto non è chi ma cosa riempie questi trentasette minuti. E’ una solidità che proviene dall’epoca in cui “indie rock” non era sinonimo di faciloneria e presunzione.
(7.1/10)
Scheda: Lou Barlow
Pubblicazione: 05 Ottobre 2009
File under: indie low fi
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