Ci hanno messo più di tre anni i californiani Thee More Shallows a confermarci di essere qualcosa di più di una buona pop-rock band. Anni passati ad aggiustare il tiro e a migliorare ciò che già avevano fatto di buono. Chi aveva ascoltato More Deep Cuts (e magari ne era rimasto entusiasta) non poteva non rimanere un po' sorpreso per il passaggio dalla etichetta-promessa Monotreme (Turn negli U.S.A.) a una realtà più importante come Anticon. Ma cosa c'entrano i TMS con la Anticon?
In realtà, i più attenti avranno notato che la firma per l'etichetta newyorchese è solo il passaggio ulteriore (e quasi obbligato) di una collaborazione reciproca cominciata già dai tempi dell'album precedente: lo scambio di favori tra Odd Nosdam e Why? e i tre musicisti californiani in svariati EP, remix e album (Elephant Eyelash e Burner) ne è la testimonianza lampante. Se si aggiunge l'interesse crescente per la Anticon nei confronti del pop più attento alle sonorità avant, diventa più semplice farsi una ragione di questo incontro in apparenza poco giustificabile.
L'attitudine "aperta" della band di Dee Kesler, Chavo Fraser e Jason Gonzales, tendente all'accostamento delle musiche più diverse (dal Kraut rock a Debussy), rimescolandole in chiave pop, viene paradossalmente a coincidere alla perfezione con l'atteggiamento uguale e contrario della Anticon di raffinare ciò che è grossolano. Il risultato è un arricchimento reciproco che vede in Book Of Bad Breaks la sua realizzazione.
Il "tocco" di Odd Nosdam fa effettivamente la differenza, regalando alla musica quegli spunti elettronici che ancora le mancavano. Chitarre e batteria flirtano con gli arrangiamenti tipicamente Anticon, ormai divenuti un marchio di fabbrica, e ne nascono gioiellini come Night At The Knight School e Proud Turkeys: due facce della stessa medaglia, la prima che strizza l'occhio all'electro-pop anni '80, l'altra che si affida a chitarre graffianti e un andamento tipicamente rock che ricorda i Tin Machine di Bowie. Del resto il fantasma del Duca Bianco, simbolo egli stesso della musica come "progetto aperto", oltreché del pop "intelligente", aleggia in buona parte dell'album. Lo si percepisce non solo nella voce melodiosa e allo stesso tempo fredda di Kesler, ma anche nelle scelte musicali, nell'incedere ripetitivo di Fly Paper o nell'ipnotismo orientaleggiante di The White Mask, in assoluto tra i momenti migliori dell'album insieme alla psichedelia elettronica di Chrome Caps.
Chiamiamola pure maturità, se questo termine sta ad indicare maggiore consapevolezza delle proprie scelte artistiche. Ma che i Thee More Shallows fossero un'ottima band lo avevamo già capito anni fa. Ci mancava la conferma. E' arrivata
(7.3/10)
Scheda: Thee More Shallows
Pubblicazione: 01 Aprile 2007
File under: Indie
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