Forse perché si tratta di musica che perde in vigore espressivo se segregata dalle immagini (di film: questa volta Nuage e Les Mains D’Andréa di Sébastien Betbeder) per cui è concepita. Sarà perché tanto lo Chauveau post-minimalista, quanto quello impressionista allievo modello di Satie , ha già detto tutto con Le Livre Noir Du Capitalisme . Sarà. Ma un disco del genere lo si ascolta fino in fondo con grande fatica. Chi ha amato l’album che nel 2003 aveva fatto gridare al capolavoro più d’uno – o, chessò, i Rachel’s – troverà anche qui di che rallegrarsi.
C’è la solita, cristallina, purezza di melodie che sbocciano e vivono il tempo di un fiore. C’è il dialogare sommesso di piano, violino, violoncello e l’intimismo lirico di suoni che foderano alla perfezione immagini e che sanno solleticare la facoltà adibita a crearne. Un po’ poco per spacciarlo come il nuovo disco del francese, il degno seguito del suo illustre predecessore
(5.5/10)
Scheda: Sylvain Chaveau
Pubblicazione: 12 Settembre 2007
File under: Elettronica
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