Recensione
Sole And The Skyrider Band Sole
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Hip Hop Voti redazione e staff

Sole

Sole And The Skyrider Band

Anticon

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Sembra quasi che la Anticon abbia ascoltato il nostro modesto avvertimento quando, a proposito di uscite un po’ debolucce e senza carattere, lamentavamo il fatto che l’etichetta simbolo dell’hip hop sperimentale, stava lasciandosi sfuggire di mano la sua ragion d’essere a favore di etichette ed artisti di minor peso sulla scena internazionale, tuffandosi nei mari più tranquilli del pop (seppure di buona qualità, vedi le ultime fatiche di Why? e del duo Alias-Tarsier) e dell’elettronica/ambient (Odd Nosdam).

Ma proprio quando tutto faceva pensare ad un cambio di rotta ormai consolidato, arriva, come un fulmine a ciel sereno, questo album e la prospettiva cambia di nuovo a trecentosessanta gradi. Recuperato il suo originale moniker a distanza di appena cinque mesi dalla pubblicazione dell’album strumentale Poly.Sci.187 con la sua seconda identità musicale, Mansbestfriend, Tim Holland fa qualche passo indietro, verso uno stile in cui l’hip hop è ancora un elemento strutturale e non una semplice figura astratta, così come gli arrangiamenti non hanno mai la funzione di semplice tappezzeria sui muri di parole del suo rapping. Se riprendere in mano il microfono per Sole rappresenta un ritorno al passato, è però molto attuale il modo in cui lo fa.

Come molte band e singoli della scena avant-hop (tra cui mi verrebbe da citare Dalek e Coaxial), anche Holland dimostra l’intenzione di optare per un sound dai toni scuri, caratterizzato da una grande varietà timbrica e da una pulsazione lenta. Elementi, questi, che ricorderebbero il trip hop se non fosse per le atmosfere oppressive e claustrofobiche e il rapping aggressivo e al limite della resistenza polmonare, generalmente estranei alla musica nata a Bristol più di una decina di anni fa, e invece molto diffuse oggi. Il merito va senz’altro ad una produzione impeccabile (nella quale compare, come spesso accade per le uscite Anticon, la mano di Alias), ma soprattutto alla presenza, al fianco di Sole, della Skyriders Band, ovvero: Bud Berning al basso e ai sampler, il batterista John Wagner e il poli-strumentista William Ryan Fritch. Un combo che conferisce al sound un carattere decisamente “live”, un cuore pulsante tenuto in vita dai battiti al cardiopalma di Sole.

Un album omogeneo che vede nei suoi momenti più tesi la migliore espressione dell’intero gruppo. l’iniziale A Sad Day For Investors è un manifesto di quello che più di una volta mi è piaciuto definire Doom Hop: chitarre distorte, incedere flemmatico, rapping aggressivo e scelte armoniche che richiamano sensazioni di cupezza. Caratteristiche che si riscontrano anche in Stupid Things Implode On Themselves (dove compaiono anche un violoncello e un organo, sotto il mare di tastiere e synth) e in On Paradise, notturno infarcito di citazioni da Fata Morgana di Werner Herzog. Le citazioni, anche colte, cominciano ad entrare in un linguaggio musicale che ha sempre attinto a piene mani dal gergo. A testimonianza di ciò anche l’hook di The Shipwreckers, direttamente tratto da un altro film, Refutation Of All Judgements di Guy Debord.

Un’altra conferma in positivo, dopo l’ultimo Telephone Jim Jesus, del fatto che all’etichetta newyorchese stia ancora a cuore l’evoluzione e la sperimentazione di quello che un giorno fu l’hip hop. Senza dubbio la migliore produzione firmata Anticon di quest’anno. Che non è ancora finito…

(7.7/10)

Scheda: Sole

Pubblicazione: 01 Ottobre 2007

File under: Hip Hop

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2007)

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